Era già stato inaugurato il 30 agosto 1887 il monumento di Ovidio a Costanza, quando all’inizio del Novecento inutilmente Antonio De Nino invocava quell’esempio tra i suoi conterranei: e parlava ai sulmonesi come caratterizzati da “accidiosa indolenza”.
Si rese promotore del monumento (proprio quello che adesso si trova in Piazza XX Settembre) il decano della colonia sulmonese a Brooklyn, il cav. Nicola Grilli, che ne scrisse a Gabriele d’Annunzio, ottenendo questa infervorata risposta. Significativa più di ogni altro particolare è la ridenominazione delle “Metamorfosi” in “trasfigurazioni”, secondo l’insuperabile stile del Pescarese di individuare nomi scelti in alternativa a quelli correnti, quasi che in ogni cosa egli potesse (e in effetti poteva) lasciare la propria impronta letteraria:
“Al Cav. Nicola Grilli.
Mio carissimo compaesano,
Achille Ricciardi mi porta sul Garga una grande notizia che fa balzare il mio cuore di vecchio Abruzzese e mi risolleva nella memoria la nostra Sulmona con tanta vivacità che mi sembra di averla pienamente nella palma della mano.
Anch’io sono tuttora esule come voi, e anche a me la lontananza accresce la carità e la devozione. E’ bello che la colonia abruzzese di là dall’Atlantico testimoni la sua profonda nobiltà disegnando di fondare in patri suis fructibus il monumento al suo massimo poeta che è il poeta della Trasfigurazioni.
Rigui Sulmonis alumnus, pelignae decus gentis!
La grandezza di Ovidio fu per secoli e secoli difformata da bassi pregiudizi mentali e morali. Oggi egli appare il più nuovo e il plastico degli artefici latini, dotato d’una virtù espressiva più difficile che quella del Mantovano.
Rialziamolo dunque sul piedistallo e su l’ammirazione. Col più schietto orgoglio di razza io aggiungo la mia offerta a quella dei coloni, e pongo intera la mia volontà al servigio dell’alto disegno”.
La lettera è stata pubblicata e riprodotta fotograficamente in “Metamorfosi – Atti del Convegno Internazionale di Studio – Sulmona, 20-22 novembre 1994” a cura di Giuseppe Papponetti .
Già in altro articolo (“D’Annunzio e Ovidio: nati nella stessa terra irrigua”, che si può leggere nella sezione “Ovidio” di questo sito) abbiamo rilevato quanto d’Annunzio tenesse alle origini comuni di Pescara e di Sulmona, individuandole nella stessa “terra irrigua”, cioè quella che comincia poco più in alto di Sulmona per concludersi nel fiume Pescara che divideva Castellamare Adriatico dal borgo di Pescara.






