GLI IMPIANTI DI ROCCARASO SOLLETICANO L’AQUILANITA’ DI PEZZOPANE E PIETRUCCI

776

La cabinovia di Pizzalto

RANCOROSA REAZIONE PER CHIEDERE CHE LO STATO BUTTI ALTRI SOLDI NEL VENTO DEL GRAN SASSO

9 DICEMBRE 2017 – Non hanno fatto in tempo a tornare a L’Aquila da Roccaraso dopo l’inaugurazione di nuovi impianti sciistici che la sen. Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pierpaolo Paolucci hanno preso carta e penna per chiedere a Luciano D’Alfonso che non ci si limiti solo al comprensorio di Roccaraso, ma si investa in tutto l’Abruzzo: così, per fare qualche esempio, hanno indicato il Gran Sasso e Campo Felice, poi per non farsi scoprire subito hanno messo anche la Majella, che sta fuori dell’ombra del campanile di San Massimo.

Verrebbe da chiedersi come sarebbe successo se un pescarese o un sulmonese, di ritorno dall’inaugurazione del traforo del Gran Sasso, avesse detto, qualche decennio fa, che non si doveva investire solo a bucare la montagna più alta dell’Appennino, ma si poteva per esempio modernizzare con qualche galleria la ferrovia Roma-Pescara (dopo quasi cinquant’anni forse ci saremmo ritrovati una ferrovia meno scalcinata di quella che gli amministratori e gli ingegneri di Rete Ferroviaria Italiana ci conservano intatta dai tempi del ministro Silvio Spaventa, in vista di farne un’altra transiberiana d’Italia subito dopo la chiusura). A L’Aquila si sarebbe anticipata la rivolta per il capoluogo di regione, innalzando le barricate solo per lesa maestà del capoluogo. Adesso, invece, è normale che una senatrice, eletta anche dai votanti di Sulmona, di Roccaraso e del centro-Abruzzo, guasti la festa della inaugurazione piangendo miseria per gli investimenti degli aquilani. Merita un quadretto l’attenzione con la quale tanto “Il Messaggero” che “Il Centro” presentano questo gesto di rancore e di invidia del capoluogo verso il suo territorio: come se si fossero passati la parola, definiscono la sparata della senatrice e del consigliere come corredata da “toni concilianti” o da “toni morbidi”. Strano, veramente, che si premurino di attutire il colpo e lo facciano all’unisono. Evidentemente è la prova più chiara che si tratta di un’uscita che mostra il vero suo contenuto: l’intento, cioè, di far capire che non si può spendere per Roccaraso se non si spende insieme per il Gran Sasso e Campo Felice. Sfugge alla senatrice e al consigliere che le condizioni della montagna di Roccaraso sono ben diverse da quelle del Gran Sasso, dove 270 giorni l’anno tira un vento che scoraggia pure chi è animato dallo spirito delle scalate del K2; che in queste condizioni è impossibile realizzare impianti di sci che invoglino gli sciatori; che non è opportuno sprecare i soldi degli Italiani come si sono sprecati quelli per bucare il Gran Sasso in un doppione inutile dell’autostrada da Torano a Pescara, oppure costruire l’aeroporto internazionale di Preturo per farvi decollare un solo volo in due anni. Ma un nuovo argomento stanno per estrarre i due lividosi politici aquilani: per gli impianti del Gran Sasso si attingerà ai fondi per la Ricostruzione, intorno ai quali nessuno può eccepire nulla, a pena di essere tacciato di persona che vuol dimenticare i morti del sisma del 2009. E’ noto, infatti, che prima del 6 aprile 2009 Campo Imperatore era un fiorire di cabinovie e di sky-pass; dalla Deputazione di Storia Patria, con sede in L’Aquila, si arriverà a dimostrare che già Petronio e Caracalla andavano a sciare su Monte Aquila e su Monte Camicia. Ed è quindi giusto che si ricostruiscano gli impianti per quali L’Aquila andava famosa nel mondo.

Please follow and like us: