Gli zampognari suonavano alla luna, ma a tendere l’orecchio c’era Berlioz

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MOSTRA A CALASCIO SULLE CONTAMINAZIONI PASTORALI IN EUROPA

17 AGOSTO 2013 –  Hector Berlioz di certo ha ascoltato ed assorbito le musiche dei pastori; proprio di quelli abruzzesi, che nella prima metà dell’Ottocento

riuscivano ad incantare l’Europa perchè raggiunsero il traguardo della maturità nella loro “arte del tempo libero” (del tanto tempo libero) prima di declinare, prima di estinguersi e lasciare a D’Annunzio già una leggenda, un parlar di ieri. Qualcuno (ma bisogna essere rigorosi e le fonti non lo consentono) ha sentito degli echi, o forse delle contaminazioni, nella musica del compositore francese, nato nel 1803 e morto nel 1869, cioè vissuto nel periodo più adatto a raccogliere i frutti dell’ansia espressiva dei pifferai e degli zampognari. Ma di certo Berlioz, forse accompagnato nel viaggio in Italia da Mendhellson, ha dedicato a quella esperienza aulica la “Serenad d’un montagnard des Abruzzes a sa maitresse”

Non è tempo sprecato, quindi, dare un’occhiata alla mostra che si chiude domani, domenica , a Rocca Calascio: “Li chiamavano pifferari. Zampognari mito dell’Abruzzo pastorale’, allestita dall’Associazione Zampogne d’Abruzzo, patrocinio di Italia Nostra. Bisogna salire un po’, raggiungere quasi il castello e fermarsi lungo la strada presso il Rifugio della Rocca. La storia dei pastori-musicisti rivive nei 32 pannelli dell’esposizione, sebbene, purtroppo, non riviva nelle musiche dolcissime della riflessione pastorale; ma per la riproposizione di quelle arie c’è da sperare ancora, vista l’attenzione che gruppi di musica folk riservano alle tradizioni popolari abruzzesi.