I camionisti disdegnano le autostrade e passano per le antiche consolari

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Un TIR su un viadotto

UNA PROTESTA SERIA CONTRO I RINCARI, INVECE DEI “TAVOLI” AI QUALI LAVORA D’ALFONSO

17 GENNAIO 2018 – Si preparano ad una forma di protesta clamorosa e dagli effetti imprevedibili i camionisti abruzzesi in “assetto di guerra” contro gli aumenti dei pedaggi sulle autostrade A24 e A25: transiteranno lungo le strade statali. Il flusso non sarà sopportato dalla Salaria e dalla Tiburtina, perché, tra l’altro, sono state lasciate in desolante abbandono negli ultimi anni proprio perché i collegamenti da Roma all’Adriatico hanno seguito le due direttrici autostradali. Ad una iniziativa così incisiva si sono determinate in una riunione oggi a Pescara le principali sigle dell’autotrasporto abruzzese per conto terzi, Assotir, Cna-Fita, Confartigianato-Trasporti, Fai-Conftrasporto, Fiap Abruzzo.

Alle chiacchiere dei politici, che finora non sono andati oltre la promessa dei soliti “tavoli” per incontri e discussioni e poi discussioni e incontri, fanno da contrappeso le proteste di chi del proprio lavoro campa e non può sostenere costi aggiuntivi in un periodo, per giunta, di crisi. Sarà interessante vedere come si metteranno le cose a Forca Caruso e a Sella di Corno: sarà tutto molto più faticoso, ma sarà anche l’occasione per vedere se “Strada dei Parchi” potrà rinunciare ai pedaggi di questi lavoratori. E almeno per una settimana la stessa cosa potrebbero deciderla gli automobilisti. La protesta capita a fagiolo anche per l’indecente trasporto di immondizia da Roma all’impianto di Sulmona: un paio di metri di neve nel valico di Forca Caruso terrebbe bloccati gli automezzi per due o tre settimane, come è successo nel 1981 (dieci giorni rimase interrotta la ferrovia a Pescina, perchè i geni del genio ferroviario seguitavano a mandare locomotori elettrici che si fondevano uno dopo l’altro e lasciavano in deposito le locomotive a vapore…). E, visto che ci si troveranno, potranno rimanere lì invece di appestare la Valle Peligna.