I NANI DELLA POLITICA DIVENTANO GIGANTI

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MA SOLO QUALCHE MINUTO PRIMA DI MEZZANOTTE: L’ANALISI PARTITO PER PARTITO

31 DICEMBRE 2024 – E’ questione ormai di minuti e il 2025 si aprirà gioioso anche per i politici. Vorremmo, a questo punto, dare dei consigli, non avendo mai potuto dare il cattivo esempio (secondo il Faber nazionale) dai banchi dell’aula magna. Andiamo per ordine di importanza.

FRATELLI D’ITALIA – Possono bissare il successo di “Giorgia” verso Draghi disegnandosi abiti in contrapposizione con l’ancien regime che a Sulmona vuol dire Franco La Civita e tutti gli emuli che si è portato appresso e che ancora fanno da suoi affluenti, credendolo in vita. L’uscita di Gregori, coordinatore provinciale, che nelle ultime ore ha cercato di cancellare il sospetto (tale appariva all’Aquila, mentre a Sulmona era certezza) dell’inciucio con la parte meno sana del dipierismo (quindi con tutto), può avere un seguito e non può che far bene all’immagine del partito, offuscata in tre anni di servilismo politico di Vittorio Masci, capogruppo del gruppo di se stesso dopo essere stato detronizzato da Salvatore Zavarella, tornato con Gerosolimo e, quindi, allo stesso ovile di Di Piero (a rischio di ritrovarsi a belare insieme a Masci, politicamente s’intende…). Posto che i Fratelli d’Italia non sono sadici, non ripresenteranno il candidato sindaco che ha perso al primo turno mentre tutta la provincia andava e va a destra, con l’apoteosi di Biondi a L’Aquila e buoni risultati ad Avezzano. Debbono guardare a qualche giovane; certo è difficile farlo conoscere ed apprezzare in pochi mesi, ma sono tanti gli ambiti politici nei quali Di Piero ha fallito che un’aria fresca e qualche idea nuova fanno di per sé notizia. Primo imperativo è quello di vietare al giovane ogni domanda di assunzione al Cogesa; già questo basterebbe a distinguerlo.

PARTITO DEMOCRATICO – Dalla unione dei vecchi comunisti con i vecchi democristiani è scaturita una melassa che come minimo tiene lontano i giovani. Ma in una città in maggioranza di pensionati questo non è un handicap; anzi, può essere una risorsa. Se, però, si aggiunge che per presentarsi alle elezioni occorre baciare il sacro anello di Mimmo Di Benedetto e la pantofola di Franco La Civita, si capisce perché al partito che fu di Gramsci (come il cuculo discende dall’aquila) e insieme di don Sturzo (un dna incasinato) manca l’appeal e probabilmente non riuscirà neppure a trovare nomi a sufficienza per fare una lista. Svellere La Civita è impresa da eroi, ma, come piangono le Naiadi sul corpo di Fetonte che aveva tentato di guidare il carro del Sole, “cadde, ma l’impresa fu grandiosa” e potrebbe servire da modello romantico e affascinante. In fin dei conti, a guardarli in faccia, i suoi scudieri tutto fanno meno che paura: oltre al già nominato prestanome (politico, s’intende…), c’è lo stesso Di Piero, che si è allenato all’equilibrismo già dai tempi nei quali faceva il portaborse di Gerosolimo mentre questi cresceva fino ad offuscare il padre-padrone e Gianfracchia non sapeva più chi scegliere e chi tradire (politicamente, s’intende). Poi c’è una serie di mezze tacche. Ecco, appunto: non ci vuole la Werhmacht per sbaragliarle. Basta un bau-bau.

FORZA ITALIA – Tajani viene tratteggiato da Stefano Disegni solo con i contorni del viso, perché non si sostanzia in nessun profilo e, una volta defunto l’ex cavaliere, non rappresenta neppure se stesso. Il dott. Fusco, su scala locale, il suo profilo ce l’ha perché è stato già assessore ed è una persona perbene. Tuttavia, presentarsi con il partito di Gasparri (che nella parodia fatta da Neri Marcorè mentre lo intervista Sabina Guzzanti chiedeva all’intervistatrice di fargli delle domande, però anche di suggerirgli le risposte), orbo del finanziatore della mafia, è quasi un percorso minato. Ma anche qui si parrà la nobiltà di Fusco e la sua impresa, al contrario di quella di Fetonte, potrebbe non farlo cadere. A patto che si scelga persone che diano a Sulmona quello che Paola Pelino ha tolto in tre legislature. Qualche nome ce l’abbiamo, ma stanno in altri partiti.

ITALIA VIVA – Per essa agisce una pattuglia che non ha mai conosciuto il sudore della fronte, sull’esempio del leader nazionale. Ma hanno dalla loro il fatto che non prendono soldi dal sanguinario Bin Salman; chissà se basterà, in una campagna elettorale che farà scorrere molto sangue (e forse anche molto pomodoro per fare impressione).

E poi c’è Perrotta (se c’è ancora…), forse Febbo, sottopancia del sottopancia, che si intravvedeva nella foto della cena pescarese, certamente non nel ruolo di prossimo candidato sindaco.

SBIC – Hanno espresso più assessori che consiglieri. Fanno cose, vedono gente. Un rigo del formato A4 contiene tutti i loro programmi e anche i modi di realizzarli. E avanza qualche battuta.

PARTITO DEL VASCHIONE – Potrebbe essere l’unica novità. Ma dalla fondazione abbiamo preso l’impegno di non partecipare a nessuna campagna elettorale. E, al contrario di Di Piero, gli impegni li manteniamo. Ciò non significa che non diamo un contributo civico; anzi, queste note hanno fatto apparire giganti pure i nani della politica. Ora, prima di mezzanotte, tornino nella loro statura; mica penseranno davvero che il 2025 li guarderà benevolo…

Nella foto del titolo: particolare del timpano della Fontana del Vecchio, detta “Il Vaschione”

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