I penalisti incontrano il carcere

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VISITA AGLI INTERNATI L’11 MAGGIO

3 MAGGIO 2012 – Le Camere penali passano in rassegna il nodo nevralgico del carcere di Sulmona, microcosmo che ricorrentemente viene proposto alle cronache nazionali, non perchè le condizioni di vita siano diverse da quelle di molti altri istituti di pena, quanto perchè il trattamento degli internati, cioè di coloro che

sono sottoposti a misure di sicurezza, rispetto ai detenuti, non sono sostanzialmente diverse. Il sovraffollamento, poi, fa il resto e l’atmosfera raggiunge livelli di tensione particolari.

Una delegazione delle “Camere” farà visita al carcere di Via Lamaccio alle 9,30 di venerdì 11 maggio e subito dopo terrà una conferenza stampa presso il Tribunale di Sulmona.

Intanto il presidente del Senato, Renato Schifani, ha annunciato che proporrà di dedicare all’emergenza carceraria una nuova sessione parlamentare: “Dovranno essere presenti in aula i rappresentanti più significativi del Governo ai quali chiederò di sottoporre al vaglio del Parlamento proposte concrete e provvedimenti immediati”.

Le Camere penali dopo la visita al carcere di Sulmona e la conferenza stampa, terranno il convegno “Misure di sicurezza e Costituzione” al “ridotto” del Teatro comunale dell’Aquila dalle ore 14,30; i lavori si concluderanno il giorno successivo con la relazione di sintesi del Presidente Valerio Spigarelli.

Fase delicata quella nella quale la “società civile” incontra reclusi e internati: fase molto soggetta a derive emotive e celebrative, come quella della scorsa primavera, quando si pretese di allestire l’incontro tra gli operatori di diritto che avvicinano la materia viva sulla quale hanno operato, sempre in vista della rieducazione; e che si concluse con un applauso fragoroso per impedire che un oratore seguitasse a celebrare la liturgia.

Ma anche fase di profonde meditazioni come lo fu per Carnelutti, quando fece visita al carcere che si trovava alla Badia morronese, oppure per sacerdoti di grande cultura umanistica, come don Antonino Chiaverini, che sulla esperienza vissuta nel carcere incontrando i detenuti scrisse nel 1966 l’intenso “Attendo l’aurora”.

Purtroppo il carcere è stato anche campo di esperimenti non sempre scrupolosi, che avrebbero richiesto il controllo sui controllori.

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