CHI INSANGUINO’ IL I° MAGGIO?

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SI ROMPE IL VELO DI SILENZIO SULLA FINE DI GIOVANNI GRILLI

I° MAGGIO 2012 – Forse è giunto il momento di rompere la barriera del silenzio: per formularsi un giudizio, visto che non si può più celebrare un funerale. Oppure per seppellire definitivamente chi è stato cancellato, più che dimenticato: solo dando sepoltura,

spirituale prima che materiale, si può dire di aver accompagnato una volta per tutte i morti. Soprattutto quelli ammazzati. Così, per caso, a chi non era neppure nato quel I maggio 1945, si è presentata la storia di una persona, appartenuta fino alla morte al fascismo, consapevole nella scelta per la Repubblica Sociale, ricercata dalle bande che imperversavano al Nord anche perchè era stato comandante della Milizia a Sulmona, ma non per questo meno italiano di tanti altri e meno legittimato a subire un giudizio prima di una esecuzione. Nella foto in alto la Croce di Guerra conferita a Giovanni Grilli dopo la missione in Spagna e conservata oggi dai suoi figli.

I conti che non tornano

Ci sono molte cose che non quadrano nella morte del sulmonese Giovanni Grilli. Innanzitutto la data, il I maggio, quando cioè l’Italia risultava liberata da sei giorni, comunque quando il fascismo era caduto e la guerra era conclusa. Poi un’altra incongruenza (a volerla chiamare così) sta nel fatto che l’ex comandante di Sulmona si era consegnato, su consiglio di un prelato, alla caserma dei Carabinieri. E da lì sarebbe stato prelevato. Nulla di così anomalo per i tempi, visto che, come racconta Giampaolo Pansa nella serie di testi dedicati alla guerra civile italiana, talvolta sono state svuotate le carceri dei prigionieri politici e questi uccisi dopo processi-farsa. Ma era certamente una prassi che non finiva per essere legittimata solo perchè applicata più volte: un omicidio è un omicidio e non diventa esecuzione penale solo perchè non esiste più una legge. Nel caso di Grilli non ci sarebbe stato neppure un processo e l’”esecuzione” sarebbe avvenuta in un’auto, forse in tutta fretta per impedire che gli anglo-americani pretendessero un processo.

E’ un formalismo il processo ad un fascista?

Se dopo 67 anni ci si interroga in questo modo, vuol dire che quei tempi non sono ancora finiti e la giustizia è ancora l’applicazione e la proiezione di una ideologia. E se qualcuno dice che è meglio che sia andata così, crea le basi perchè in Italia si ripeta ancora lo spargimento di sangue e vengano rinfocolate le prevaricazioni: come è successo per le Brigate Rosse, che ancora qualcuno si ostinava a chiamare “sedicenti” quando era chiaro che applicavano i metodi della lotta armata ed erano composte da sanguinari esecutori dei fautori della insurrezione e della guerra civile.

Sarebbe stato interessante un processo, perchè avrebbe fatto chiarezza: e invece quel colpo di pistola su una persona inerme, oltre che maramaldo, è stato anche espressione ottusa di una esigenza di nascondere tutto e di lasciar sottintendere. Chi non ha capito, deve immaginare; chi non riesce ad immaginare, deve supporre.

“Pietà l’è finita” ha detto qualcuno in quel periodo.

Il viaggio della moglie

Ed in effetti la moglie di Giovanni Grilli, Ines, medaglia d’oro per il servizio di infermiera all’ospedale di Sulmona durante i bombardamenti, partì per andare a recuperare il corpo di quel quarantunenne, padre di due figli neanche adolescenti: un viaggio di andata e ritorno di un mese a Fino Mornasco, vicino Salò. Da Sulmona a Collarmele con un camioncino delle Forze inglesi, poi con il treno fino a Roma e a Milano. Tornò percorrendo altri segmenti assurdi di ferrovia e treno, fino a giungere con un carretto da Pratola a Sulmona. Ma senza il marito, che non era riuscita a rivedere vivo e di cui potè traslare la salma solo dopo alcuni anni.

Una Croce di Guerra uccisa senza processo

Epilogo di una guerra di bande ?

Non proprio. Giovanni Grilli era stato un militare italiano ed aveva ricevuto la Croce di Guerra per la sua partecipazione alla spedizione in Spagna, dove a Saragozza un proiettile gli passò a pochi millimetri dalla carotide. Ma non è detto che uccidere chi ha sprezzo della vita costituisca un reato minore.

Ora parlare di un fatto così durante il I maggio può distogliere l’attenzione dai giusti contenuti della Festa del lavoro: ma la colpa non è di chi è morto il primo maggio. E’ tutta di chi ha insanguinato questa data e di chi non ha impedito che ciò avvenisse o addirittura ha osannato questo tipo di imprese.

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