Il Giacomo Devoto che trovò un lato interessante del dialetto di Scanno

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16 DICEMBRE 2014 – Un documento di straordinario interesse linguistico è stato ritrasmesso ieri sera dalla Rai sul canale 54 (“RaiStoria”).

Si tratta di una serie di servizi su alcune zone d’Italia degli anni Sessanta, commentati da Giacomo Devoto, autore, insieme all’Olj, di uno dei più diffusi e citati dizionari della lingua italiana. Il programma che nel 1969 la Rai mandò in onda era “L’Italia dei dialetti”, realizzato da Luisa Collodi. Giacomo Devoto, prendendo in esame il caso di Scanno, ebbe a rimarcare che rappresenta un rilevante e raro esempio di come l’uso del “tu” si sia perpetuato per millenni, cioè dall’epoca dei Romani, senza alcun influsso delle diverse forme che si sono succedute in molte epoche: “Finanche gli elementi spagnoleggiati, che diffusero l’uso del “voi” in periodi a noi più vicini, ma comunque risalenti nel tempo, non si sono sostituiti a questo modo di rivolgersi all’interlocutore: diretto, scarno, molto efficace”. Per non parlare, poi, del “lei” che invero anche in tutte le altre zone d’Abruzzo non ha attecchito.

La resistenza dell’ambito scannese ad ogni influsso di forme linguistiche conferma quanto storicamente è possibile riscontrare nella evoluzione della cultura di una  enclave come quella di Scanno (nella quale hanno esercitato influenza colonie albanesi senza intaccare l’essenza abruzzese nei modi di vita): l’isolamento millenario, quello del pastore Aligi nella tragedia dannunziana della “Figlia di Jorio”. C’era materiale di primo piano per il letterato solo a scavare nelle vicende della zona di Scanno e Villalago.

All’epoca nella quale scrisse “Il linguaggio d’Italia”, nel 1972, Devoto fu ospite di Sulmona per un convegno di linguistica al Teatro comunale.

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