IL SEPOLCRO NON SI TROVA, MA UNA TOMBA POTRA’ ACCOGLIERLO

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IPOTESI DI DEDICARE LA CAPPELLA MAZARA A OVIDIO

8 AGOSTO 2021 – Sarà capitato a molti sulmonesi sentire un ospite che, interrogandosi sull’esperienza terrena di Ovidio, non si sia fermato alla fatidica domanda sulla natura dell’error che lo costrinse alla relegazione e sia andato oltre, chiedendo se mai un sepolcro sia stato trovato in Romania, dove pure il Vate fu accolto con grande rispetto, secondo quello che lui stesso scrive.

Dire dove si possa trovare una tomba di Publio Ovidio Nasone è forse più difficile che argomentare sulle ragioni che spinsero Augusto a mandarlo nel mondo estremo. Si sono sostenute delle ipotesi, perché la curiosità è alimentata da quell’ansia di avvicinare i resti mortali di un personaggio così alto, del narratore di miti e leggende, di colui che disse che la morte avrebbe potuto estendere il suo potere solo sul suo corpo, mentre il suo spirito sarebbe sopravvissuto fino a quando la lingua di Roma avesse percorso le vie del mondo (così si concludono le Metamorfosi).

Abbiamo dato conto, in uno dei primi numeri di questo giornale, delle ricerche, anche autorevoli, succedutesi intorno alla ipotetica collocazione di un sepolcro di Ovidio, sotto il titolo: “C’era una tomba, forse era di Ovidio” e, a giudicare dal numero di visite che questo contributo riscuote, si direbbe che la curiosità di studiosi e semplici lettori non subisca cadute di tensione. L’apice di queste ricerche si è raggiunta quando in Ungheria fu trovata una lapide che accennava alla punizione del Principe. Ma, sebbene non esista artista al mondo che abbia avuto tale autorità da essere punito per decreto di un imperatore in persona, capo del più grande degli imperi, quella dedica sostiene solo una ipotesi, non una certezza. Ormai, dopo duemila anni, è ben difficile che si risalga al sepolcro di Ovidio.

Ora si dà il caso che il più bel sepolcro del cimitero di Sulmona, la cappella che fu dei baroni Mazara e che oggi già appartiene alla pubblica amministrazione, stia andando in sfacelo e conservi, peraltro, il tono monumentale che potrebbe ben consentirle di ospitare un pantheon dei sulmonesi, cominciando proprio da Ovidio e preferibilmente fermandosi a lui. Quelle che proponiamo sono foto degli anni Settanta; precedenti, dunque, allo sfacelo.

Un sepolcro senza ossa? Perché, tutti sono certi che la tomba di Raffaello al Pantheon contenga i resti dell’artista? Sembra proprio di no. Sulmona, che dette i natali al poeta, potrebbe, poco dopo il bimillenario dalla sua morte, segnare concretamente l’omega di una vita così fascinosa, accogliendo un figlio che l’ha pensata anche quando si trovava nella desolante relegazione del Ponto Eusino. Quello sarebbe uno “spazio Ovidio” con un senso, diverso dall’orrida etichetta che, in linea con altre denominazioni del genere e abbinate ad impresa commerciale, si pretende di dare all’ex convento di Santa Caterina appena restaurato. Sarebbe come dire che Ovidio è tornato a Sulmona in spirito.

La bella cancellata che ormai non c’è più
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