IN RITARDO ANCHE IL TRENO DEL MILITE IGNOTO

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NEL CENTENARIO DELLA MARCIA SU ROMA IL DIFETTO DEGLI ITALIANI PIU’ APPREZZATO NEL MONDO

16 OTTOBRE 2022 – Che un treno arrivi in ritardo dimostra che a cent’anni dalla Marcia su Roma anche il programma minimo della rivoluzione si è dissolto. E ieri sera alle 20,45 sindaco in fascia tricolore e associazioni di combattenti, che, per fortuna, non hanno mai combattuto, non aspettavano un treno qualsiasi: conteneva ancora l’affusto di cannone che nel 1921 portò in tutta Italia il corpo senza vita e senza nome di un soldato caduto al fronte perché venisse deposto nel monumento alla Patria in Piazza Venezia.

Nulla di nuovo alla stazione, quindi, perché l’Italia, anche dopo il mezzo secolo dagli autunni caldi e senza il massacro di altri militi ignoti, è tornata ad essere quella un po’ disordinata che tanto affascinava le nazioni più dedite a far rispettare gli arrivi e le partenze, oppure l’Italia dell’aula “sorda e grigia” di un ramo del Parlamento che ha saputo difendersi da una delle imboscate non riuscite contro i governi scelti dalle urne, ad opera di una delle tante maschere tragiche del trasformismo italico, sedicente liberale e sostanzialmente affarista, palazzinaro, speculatore: forse definitivo tramonto di un manipolo di schiavi che non vota per obbedire al capo che vota, epigono del “credere, obbedire e combattere” (possibilmente a scapito di militi ignoti).

Se ci fosse stato, al corpo del Milite Ignoto si sarebbe riproposto, di stazione in stazione, il quadro di una nazione che si rilassa nel constatare che i treni arrivano in ritardo, in modo da raccogliere anche la maggioranza degli Italiani che non è mai puntuale.