INCONTRO DI DUE PAPI IL 28 FEBBRAIO 2013

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“GRAZIE PER AVERMI DATO RAGIONE” – COLLOQUIO SUL SENTIERO DELL’EREMO DEL MORRONE

28 FEBBRAIO 2013 – Se ne andava per un sentiero di montagna portandosi la fatica di molti anni: aveva lasciato tutto ciò che lo accompagnava da tempo, ma non il bianco del suo vestire; e neanche il bianco dei suoi riccioli, di quei capelli ondulati che avevano riflettuto il sole delle radiose giornate nelle quali aveva parlato a milioni di persone.

Solo e con un messaggio da portare

Papa Benedetto XVI guarda la teca contenente le reliquie di Celestino V, durante la sua visita a Sulmona nel luglio 2010

Adesso non aveva davanti nessuno; nessuno lo seguiva. Si portava il bianco anche nelle ore dell’ultima alba vissuta nel ruolo più solitario che un uomo possa immaginare. Era il 28 febbraio di 2013 anni dopo la nascita di chi lo mandava affidandogli un compito eccezionale, tenuto segreto a tutti, affinchè quell’incarico gravasse sulle spalle di un solo uomo e nessuno conoscesse il messaggio da trasmettere ad ogni costo. La strada era molto in salita, si addentrava in un bosco per poi uscirne e tornarvi, in una serie di rampe che avrebbero scoraggiato e sfinito chiunque, lungo un costone di monte pieno di dirupi e insidiato da rocce in precario equilibrio, assestate da terremoti sempre replicanti. Era un posto da eremiti e lui non era stato mai affascinato dalla condizione di chi si allontana del tutto dal vivere sociale, sebbene il suo studio lo avesse collocato ben lontano dai desideri e dalle prospettive dei comuni mortali, di coloro che ambiscono al potere per distribuirlo in modo da consolidarlo e moltiplicarlo.

Ripensò che i luoghi degli eremi sono celebrati quando si vive la confusione e il disagio della moltitudine, delle convenzioni e delle regole di relazione, ma perdono molto del loro fascino quando ci si sta dentro, costellati come sono di insidie e di asprezze, o, quando tutto va bene, di disagi e ruvidità. In quei posti mancano i libri e con essi la possibilità di riscontrare teorie ed interpretazioni che maturano e danno la sensazione di progredire nel cammino del pensiero; mancano gli interlocutori per sperimentare le tesi e correggerle; insomma manca il terreno sul quale si costruisce la cultura condivisa, che era il grande punto di arrivo della sua epoca.

“Sei arrivato, dunque…”

“Sei arrivato, dunque” sentì pronunciare verso di sé da un vecchio spuntato all’improvviso da una grotta. “Era più di sette secoli che ti aspettavo – aggiunse lo sconosciuto – ma sapevo che non avresti resistito al richiamo. Dunque sei venuto a compiere il disegno che mi potrà riproporre in altra veste al mondo; non è stato inutile che aspettassi tutto questo tempo. E poi, quando si lascia il rivestimento dell’anima e si torna solo spirito, il tempo non passa noiosamente. Questo posto mi è caro, l’ho scelto tra i tanti nei quali ho vissuto perchè è il più vicino ad una città rigogliosa e ricca di traffici, nella quale ho potuto, meglio che altrove, trasmettere il mio messaggio di cambiamento, come sanno fare soltanto gli eremiti con il loro esempio. Qui vennero a dirmi che toccava a me salire sulla croce dalla quale ieri hai detto che non si scende mai. Qui vennero a cercarmi per impedire che il rinnovamento da me perseguito si trasferisse in altre parti del mondo. Qui sono venuto come te nel giorno della mia scelta assoluta e me ne sarei restato per tutto il tempo che mi rimaneva da vivere. Ho visto anche io che il mondo secolare non si può cambiare, ma non si può cambiare neppure il mondo che dovrebbe essere il lievito dell’altro. Per questo avrei voluto conservarmi anche un tempo da vivere da solo, da “ex”. Per viltade? Lascia che si immagini tutto quello che si vuole; queste, poi, sono le ore delle congetture degli altri, alle quali non puoi rispondere se non rinnegando la tua scelta profonda, che è dell’oblio totale.

“Ho apprezzato quella tua messa in città”

“Ma, prima di continuare, lascia che ti dica come abbia apprezzato il tuo gesto di venire a celebrare messa in quella città che mi è tanto cara e proprio 706 anni dopo che io ti ho preceduto sulla croce. Chi non ha capito il motivo di quella tua scelta non capirà neppure il motivo della tua scelta di oggi e continuerà a fare congetture. Non si va da capo di una monarchia assoluta a celebrare un rito così sacro nel giorno nel quale si rinnova nel ricordo l’inizio del calvario di un capo dimissionario di tanti anni fa, quasi a tendergli la mano per essere accompagnati, per vincere i timori.

L’avevo capito, sai, che avresti fatto quella scelta, da quel giorno nel quale ti fu comunicato che dovevi seguire il mio percorso, passo dopo passo, spina dopo spina, lasciandoti tutti dietro mentre seguitavi a bere calici amari. Non mi era sfuggito che proprio il giorno di quell’annuncio avevi espresso il desiderio di salire fin qui, ed eri pronto a partire se la neve di marzo non ti avesse impedito di raggiungere i miei luoghi. Ma debbo consolarti e dire che non ti avrei dissuaso dall’accettare quel compito tragico. Prima di tutto perchè anch’io ho provato a svolgerlo quel compito, sebbene avessi capito che dopo due anni di conclave non sapevano a chi gettare la croce. Lo sai anche tu che bisogna provare, quando si è chiamati, costi quel che costi. Il mondo va come va perchè i peggiori si propongono, ma i giusti dal canto loro si sottraggono. Io non mi sono sottratto, quindi le mie parole adesso le rivolgo a quanti sanno giudicare con onestà: non ho rifiutato, ho rinunciato. Non pretendevo di conservare la mia anima intatta e fare come quelli che hanno la coscienza pulita perchè non l’hanno mai usata. Io l’ho usata e oltre quello che ho fatto non si poteva pretendere.

“Adesso non siamo più soli”

“Poi anche a me sono mancate le forze ed ho dovuto riconoscerlo. In fondo sei fortunato, perchè tu almeno non sei inseguito e io proprio qua fui catturato, per il timore che andassi a fondare uno scisma. Poi quel che è stato è stato, che serve approfondire la verità? Tu pure scomparirai agli uomini, non si vedrà più niente di te; almeno questo ti viene accordato. Non saremo cattivi esempi, vedrai. E a me sembra di sentire che qualcuno mi conforta dopo 719 anni; almeno siamo in due. Non è poco, vero? Il Padrenostro si recita al plurale”.

Nella immagine del titolo un affresco su Celestino V conservato nella “Cappella Caldora” dell’Abbazia di Santo Spirito ove fino all’inizio dell’800 ha avuto sede l’Ordine celestiniano In basso una parte del complesso dopo il restauro