ITINERARI ESTIVI – Sulmona e Caramanico collegate solo da internet

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Tabassi a Musellaro

HANNO VICENDE E ASPIRAZIONI COMUNI E LE HANNO SEMPRE AVUTE

18 AGOSTO 2017 – A una ventina di chilometri in linea d’aria, vicina a Sulmona al punto che giovani di adesso (e non di cento anni fa) vorrebbero frequentarne il Liceo,

Caramanico dista in effetti come se stesse in un altro continente e le comunicazioni si reggono solo sulla rete, come tra continenti lontani. Se succede qualcosa a Sulmona che non sia un fattaccio di nera, nulla si legge neppure nei giornali: “Il Centro”, il quotidiano dell’Abruzzo, si presenta con una sola pagina per tutta la provincia dell’Aquila, delle otto o nove che riempie ogni giorno per L’Aquila, Avezzano e Sulmona. “Il Messaggero”, per conservare l’integrità della edizione regionale, che si legge dappertutto, dedica uno spazio minimale. Eppure, che il territorio sia unico e compatto, lo conferma la Storia, come quella del terremoto  del 3 novembre 1706 che distrusse Sulmona e quasi tutti i paesi della Valle dell’Orfento. Si aprì in più punti il terreno per lasciare che si sprigionassero gas sulfurei impetuosi, come riferisce Antonio De Angelis in “Caramanico nel Settecento” (accadde anche a Pettorano sul Gizio): “Dopo il giorno 5 furono uditi verso la montagna dei rombi cupi, come spari di artiglieria, e si trovarono varie fenditure nel terreno”.

La Majella, che si assestava dopo i disastri e le emersioni di milioni di anni prima, cullava con uguale strapazzo tutte queste terre, che più lentamente continuano ad emergere di qui e di là del Morrone. Ma non è stato solo il terremoto a consolidare le relazioni tra la Valle Peligna e la Valle dell’Orfento: stili architettonici, organizzazione di vita e possedimenti di molte famiglie sulmonesi si sono sempre estesi, all’imbocco o anche risalendo la Valle dell’Orfento: Mazara a Torre de’ Passeri (nella foto in basso il Palazzo), Tabassi a Musellaro (nella foto in alto il palazzo), pe rimanere alle più note. Una identità più marcata di questa non si trova in  nessuna delle valli limitrofe in Abruzzo e può essere il fondamento di nuove, più profonde connessioni sociali dopo che, trascorsi novanta anni dalla istituzione della provincia di Pescara, si presenta il problema irrisolvibile della eccessiva concentrazione di risorse in una fetta di territorio assolutamente esigua come quella che fu ritagliata nel 1927.

Mazara a Torre de Passeri