LA DOLCEZZA DI FILEMONE E BAUCI ANCHE PER CHI IMPARA A LEGGERE

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UNA EDIZIONE DEL RACCONTO DI OVIDIO TRADOTTO CON CURA PER RICORDARE IL DOVERE SACRO DELL’OSPITALITA’

23 OTTOBRE 2022 – Di una godibile edizione, breve e dalla traduzione efficacissima, si è resa artefice la casa editrice “Topipittori”, che nella collana “L’età d’oro” ha ripreso il mito di Filemone e Bauci narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. E’ per giovanissimi lettori; qualcuno, anzi, potrebbe imparare a leggere proprio su quelle pagine scritte a caratteri grandi, anche di più di quelli del sillabario di collodiana memoria.

Le frasi sono delicate, come quelle che addolciscono la descrizione della miseria nella casa degli ospiti che si fanno in quattro per accogliere degli sconosciuti. Ovidio racconta particolari che darebbero tanta tristezza a chi cerca nelle Metamorfosi la marcia trionfale delle classi sociali dominanti e la gloria per le ricchezze terrene. Nell’arte di Ovidio la descrizione del tavolino che ha bisogno di una zeppa per non oscillare è il particolare che regala empatia al lettore e lo fa immedesimare nel fortunato destino dei due coniugi, felici di scoprire che davanti a loro si mostrano sotto mentite spoglie Giove in persona e Mercurio che l’accompagna.

L’oca che i due anziani vorrebbero sacrificare quando scoprono che davanti a loro ci sono dei

Gli dei, che hanno rinunciato al sacrificio dell’unica oca grassa ormai consapevoli della grandezza d’animo di Filemone e Bauci, li invitano a lasciare quella modesta casa perché stanno per mandare il diluvio su tutti coloro che non li hanno accolti, su quelli che definiscono “crudeli”.

E qui la traduzione di Cristiana Pezzetta si inchina alle esigenze dei giovanissimi lettori. Non traduce “impia” in “empi” riguardo ai respingenti vicini dei due anziani, come fa Guido Paduano nell’ultima edizione delle Metamorfosi per i “Millenni” di Einuadi e come aveva fatto Piero Bernardini Mazzolla nella edizione, sempre dei “Millenni” nel 1979. Usa “crudeli”, perché anche chi frequenta le scuole primarie possa comprendere. E del resto “empi” è termine che forse non fu compreso neppure da tutti quando fu srotolato uno striscione in Piazza XX Settembre durante il comizio del ministro degli interni in carica, Matteo Salvini (“Empio è colui che non accoglie lo straniero”).

Sono delicati Filemone e Bauci anche nel desiderio che Giove chiede loro di esprimere per esaudirlo, a premio della loro generosità: chiedono solo di morire insieme, perché insieme hanno vissuto e sono stati felici, cosicchè nessuno dei due debba rimanere solo quando giunge l’ora per l’altro. Filemone diventerà una quercia e Bauci un tiglio, tanto che Ovidio potrà intraprendere il racconto di loro: “C’è sui colli di Frigia una quercia vicino a un tiglio”.

E per i bimbi che sanno cercare le cose quasi nascoste nei libri e partecipare alle emozioni dei grandi, Cristiana Pezzetta confessa in una piccolissima dedica: “A mio padre, che è tornato a essere quercia, radice”.

Caratteri grandi per grandi sentimenti