LA GIUNTA CASINI SI SCHIANTA: IL CIVISMO PERIRà NEI GHIACCI D’AUTUNNO?

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Annamaria Casini il giorno dopo l’elezione

Annamaria Casini alla processione delle Cavate domenica mattina

DIMISSIONI PREVISTE E COMUNQUE BURRASCOSE SERVIRANNO SOLO A DARE MAGGIORI SPAZI DI MANOVRA PER LE REGIONALI

10 AGOSTO 2018 – La sindaca ha rassegnato le dimissioni, con un lungo comunicato nel quale ripercorre i due anni dalla sua elezione e sottolinea come non sia per lei più possibile conservare l’incarico in un contesto nel quale molti dei consiglieri che dovrebbero sostenerla si sono dimostrati ostili. In sostanza, abbandonando l’aula nella quale oggi si svolgeva il Consiglio comunale, Annamaria Casini ha preso atto, in modo invero molto teatrale, di non avere più una maggioranza. Poco più di un mese fa Casini ha dovuto rimettere mano alla composizione della giunta, con un reimpasto dei tanti: da questo ennesimo ricambio si poteva prevedere che a breve scadenza tutta la giunta sarebbe caduta. E infatti, proprio mentre parlava un consigliere della maggioranza, la sindaca ha preferito non ascoltare e, per la terza volta in poco più di un anno, ha lasciato l’aula di Palazzo San Francesco. Ora ha venti giorni per rivedere la sua posizione, come già la rivide per la questione del gasdotto: allora, tuttavia, almeno formalmente, aveva una maggioranza.

A poche ore dal forzato abbandono della presidenza regionale di D’Alfonso (incompatibile per la sua elezione al Senato) Annamaria Casini ha lasciato la carica di sindaco. Segno probabile, anzi quasi certo, che i due avvenimenti siano saldamente connessi. In sostanza, Casini deve lasciare il suo posto nell’ambito di manovre più ampie che la sua parte politica (che è poi la listarella civica di Andrea Gerosolimo) deve realizzare per giocarsi le residue possibilità di sopravvivenza. Gerosolimo deve salire sul prossimo treno, qualsiasi treno sarà: che sia Forza Italia, come si dà per scontato, che sia la Lega, come si dà per seconda chance (con il rifiuto già comunicato dal Carroccio), in entrambi i casi è ingombrante per lui una alleanza con forze larvatamente di sinistra o con impegni fino a ieri coincidenti con il PD di D’Alfonso.

E’ vero che Forza Italia e PD hanno sottoscritto il patto del Nazareno e hanno realizzato uno degli inciuci più vergognosi del dopo-guerra italiano, ma tutto il corredo di consiglieri e assessori comunali da soddisfare in una ipotetica (molto ipotetica) giunta di Destra affaristica berlusconiana cominciava ad essere zavorra pesante. Quindi tutti a mare: principalmente i quattro gatti socialisti che hanno avuto anche l’idea di presentare un mezzo candidato alle regionali d’autunno. Ma a mare anche Annamaria Casini, che infatti deve aver preso molto male il nuovo panorama come si è configurato all’indomani delle dimissioni di D’Alfonso.

Anche senza questa zavorra politica, la mongolfiera sgonfia dell’ex assessore regionale (che ha lasciato fare a D’Alfonso le cose più dannose per il comprensorio sulmonese e qualcuna l’ha fatta direttamente anche lui) a mala pena avrebbe potuto ricevere gas benefico nel periodo da oggi alla primavera-estate; ma affrontare il mare aperto in autunno-inverno significa imbattersi negli scogli delle molte cose che i Sulmonesi possono rimproverare ad un assessore che è apparso più proiettato a raccogliere voti in Marsica che in Valle Peligna.

E dei quattrocento amministratori che ha sbandierato l’anno scorso di questi tempi saranno riconoscibili appena tre o quattro: se poi andiamo a leggere i nomi, oggettivamente non possiamo non riconoscervi le caratteristiche di altre zavorre pesantissime, impresentabili anche in quanto a capacità dialettica di sostenere un confronto. Insomma, il sacrificio della Casini (peraltro ampiamente previsto, come dimostrano i tiepidi commenti sui “social” di queste ore) non servirà ad evitare le scogliere: anzi decisamente le renderà più insidiose, perchè proporsi alle elezioni prima di tentare una frettolosa tinteggiatura di immagine e con il nulla nel bilancio di questi ultimi anni può far precipitare l’aeromobile di Gerosolimo peggio dell'”Italia” di Nobile.

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