LA RELAZIONE DELL’ARTA IN PROCURA MA IL SINDACO FA FINTA DI NIENTE

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SITUAZIONE ALLARMANTE PER IL MALFUNZIONAMENTO DELL’IMPIANTO DEL COGESA

27 DICEMBRE 2023 – Il sindaco di Sulmona ha trasmesso alla Procura della Repubblica la relazione sulle analisi effettuate dall’ARTA per le emissioni dall’impianto di Noce Mattei del Cogesa, arrivatagli oggi. Altri destinatari  sono la ASL n. 1, i sindaci dei Comuni soci e i consiglieri comunali di Sulmona. Ha anche annunciato che sarà istituito un “tavolo tecnico”. Le conclusioni dell’ARTA sono inequivocabili: “Le molestie olfattive patite dalla popolazione nell’intorno dell’impianto della COGESA appaiono confermate dalle segnalazioni inoltrate per mezzo dell’applicativo NOSE e risultano ascrivibili a più causa concomitanti associate all’impianto”. In particolare, è il “biofiltro”, che addirittura in occasione del primo controllo risultava “quasi completamente ostruito, mancante di sistemi di campionamento a monte della fase di abbattimento ed il suo corretto funzionamento è inficiato dall’efficacia del confinamento dei locali aspirati i cui portoni sono stati trovati spesso aperti”. Un’altra sorgente “olfattiva” (cioè in pratica la causa delle pestilenziali emissioni che sentivano e sentono gli abitanti della frazione Marane e ormai quasi ogni giorno i sulmonesi, almeno in certe zone della città), “è costituita dagli scarrabili utilizzati per il conferimento della FORSU e posti all’esterno del capannone in adiacenza di una rampa di carico”, perché restano esposti alla “azione eolica” i “colaticci” nel corso dello scarico e del trasferimento. L’ARTA arriva alla geniale conclusione che “La discarica costituisca una grande sorgente passiva areale” (ma va…?). Concorrono a causare le molestie  “sia condizioni micrometeorologiche che questioni gestionali”. Sono “sorgenti rilevanti sia la porzione di discarica esaurita che quella in coltivazione. Nel caso della prima, sull’emissività influisce in maniera essenziale la possibilità data al Gestore di rimandare la chiusura definitiva della discarica. Ciò comporta una scarsa captazione di biogas e maggiore formazione di percolato che in alcuni punti della superficie sembra riemergere”.

L’impianto presenta una “gestione carente”, che causa i “frequenti incendi della FOS  e della discarica”. Tra le soluzioni, l’ARTA elenca in ordine: 1. Una differente gestione del conferimento della FORSU  al fine di contenere le emissioni odorigene, possibilmente con il confinamento delle attività; 2. La chiusura definitiva della porzione di discarica esaurita; 3. La verifica della natura del liquido rilevato sul corpo di discarica ed eventualmente la  rimozione del percolato; 4. L’obbligo a utilizzo di sistemi di chiusura automatica e relativi allarmi del capannone; 5. La predisposizione di bocche di campionamento sulle linee di adduzione al biofiltro e sistemi automatici di monitoraggio dei livelli di impaccamento nonché incremento della frequenza della distribuzione delle velocità superficiali del biofiltro e obbligo di verifica efficienza di abbattimento; 6. Il divieto a stoccare all’aperto materiali putrescibili; 7. Adozione di misure di sorveglianza antincendio”.

Se non avessimo un simulacro di sindaco al posto di un sindaco, l’impianto sarebbe chiuso da oggi. Non solo la situazione è tale da costituire un fattore di inquinamento derivante anche dalla gestione (sulla quale il solo Comune di Sulmona non può costituire fattore risolutivo; e, però, è il Comune sul quale si manifestano più direttamente gli effetti della malagestione), ma i rimedi suggeriti con timide ipotesi dall’ARTA non saranno mai realizzati, perchè una società con il deficit che presenta annualmente il COGESA non può mettere mano neanche al più insignificante degli investimenti. Ve l’immaginate una impresa che entra in contatto con il Cogesa per… collocare i “sistemi di chiusura automatica” e sente che la società sta convincendo i creditori di accontentarsi di quello che può dare?

E questi sono i risultati dei rilevamenti dell’aria; figuriamoci per il resto. E che dire del percolato che riemerge dalla discarica esaurita? Che ne faremo nei prossimi anni se, come è probabile, il fenomeno si confermerà se non addirittura aumenterà di proporzioni?

Allora il sindaco, se del caso anche usando i suoi poteri di autorità sanitaria, può ordinare da oggi la chiusura non solo della discarica esaurita, ma anche di quella “in coltivazione”. E’ vero che il presidente della Regione può, motu proprio (per Fabbricacultura: di sua iniziativa), superare tale ordine di autorità locale, ma è da vedere se Marsilio, in piena campagna elettorale (come quella che stiamo vivendo per le “regionali” di marzo) si prenderà la responsabilità di costringere la Valle Peligna a sopportare questo scandalo ecologico e sanitario; roba che Masci e Zavarella, Tirabassi e Iommi andranno per macchie per i prossimi dieci-quindici anni. Già adesso hanno realizzato il peggior risultato pur con il vento in poppa alla Meloni.

E’ del tutto inutile che Gianfracchia Di Piero mandi alla Procura: con la filosofia che sfodera per accusare “i funzionari” della figuraccia sull’appalto delle mense, pensa di sollevarsi dalla sue responsabilità mandando in Procura. Faccia quello che deve fare da sindaco.

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