La santità di Celestino non si è fermata sul Morrone

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IL GIUDIZIO DI PETRARCA E LA DISTINZIONE DI COCCOPALMERIO

30 AGOSTO 2012 – Si è celebrato il 718^ anniversario della incoronazione di Celestino V. Il Cardinale Coccopalmerio, che quest’anno ha bussato alla Porta Santa della Basilica di Collemaggio perchè si aprisse, ha sottolineato in un’intervista che ad essere elevato alla dignità degli altari e a diventare, quindi, santo, è stato Pietro da Morrone e non Celestino V,

nel senso, cioè, che quello che ha fatto ravvisare i segni della santità è stato il percorso terreno di Pietro Angelerio prima che diventasse papa.

Mai come in questo caso si avverte l’impossibilità di verificare alla fonte, cioè proprio intervistando “lui”, quale santità abbia perseguito Pietro Angeleri, ammesso che abbia ambito a diventare santo: se quella della sua vita prima del pontificato oppure quella della difficilissima scelta della rinuncia alla tiara.

Se è vero che le “prove” che vengono richieste a chi ha fede sono quelle di tutta la vita e fino all’ultimo istante della vita, cioè fino a quando l’uomo conclude con il suo ultimo gesto o con la sua ultima scelta un percorso spirituale per intraprenderne un altro, non si può tenere distinta la rinuncia ai beni della vita (con l’eremitaggio e la dedizione assoluta) dalla rinuncia alla cattedra di Pietro. La santità di Pietro si sarebbe fermata all’eremo di Sant’Onofrio, dove fu raggiunto dall’annuncio e fu letteralmente prelevato per l’incoronazione all’Aquila? Qualcosa non quadra, perchè questa prospettazione esclude che possano essere compiuti gesti veramente rivoluzionari anche dal soglio pontificio; e che dal soglio pontificio possano propagarsi esempi di dirompenti rinunce per il bene stesso della Chiesa nei momenti nei quali questo è necessario. Proprio dalla scelta della rinuncia, anzi, Celestino ha assunto una dimensione enorme, sebbene non sia stato l’unico papa ad “abdicare”. Francesco Petrarca considera «…il suo operato come quello di uno spirito altissimo e libero, che non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino», che vuol dire proprio per questo partecipe della santità.