PROVINCIE – NELLO SCONTRO TRA CHIETI E PESCARA SULMONESI ALLA FINESTRA

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27 AGOSTO 2012 – Sulla riforma delle provincie in Abruzzo si delinea una contrapposizione che quasi certamente escluderà per lo stesso Consiglio per le Autonomie Locali di scegliere autonomamente sulle proposte di riforma.

Chieti (lo ha ribadito il sindaco Di Primio) ritiene che non si possa costituire una provincia Chieti-Pescara con capoluogo a Pescara; Pescara intende valersi della norma che designa il capoluogo nella città più popolata.

La contrapposizione si è evidenziata anche nella riunione svolta oggi all’agenzia per la promozione culturale a Sulmona, alla quale peraltro non hanno partecipato né il presidente della Provincia di Pescara, Testa, né quello di Chieti, Di Giuseppantonio; era presente il senatore Legnini.

In tale contesto, Sulmona può decidere di aderire,  con una delibera di consiglio comunale che si presenta molto problematica per i tempi molto ristretti ancora a disposizione,  alla provincia di Pescara. Ma tale atto propositivo sarebbe soltanto una suggerimento per il Consiglio per le Autonomie Locali, senza nessun effetto vincolante.

 Il capogruppo del Pd al Comune di Sulmona, Antonio Iannamorelli, intervenendo nel dibattito, ha espresso la contrarietà della sua parte a promuovere il transito di Sulmona e del suo circondario alla provincia di Pescara. Sostiene che già è nei fatti un collegamento commerciale tra le due città, senza necessità che lo si traduca in atti formali amministrativi; sostiene anche che tale passaggio comporterebbe la soppressione, dal I gennaio 2014, del Tribunale di Sulmona, perchè la deroga per la soppressione di tali uffici riguarda solo le provincie di L’Aquila e Chieti; domanda, poi, quanti sulmonesi sarebbero disposti, per esempio, a passare ad una categoria di spesa per la assicurazione RCA (automobilistica) più costosa.

Se c’è già un collegamento chiaro tra Sulmona e Pescara non si dovrebbe aspettare neanche un giorno a tradurlo in atti amministrativi, altrimenti le ripartizioni provinciali diventano un piombo ai piedi piuttosto che un incentivo allo sviluppo.

Quanto alla soppressione del Tribunale, se l’agonia deve durare fino al 31 dicembre 2014 (o anche 2015), è preferibile farla cessare e pensare, per esempio, che i servizi di un tribunale a mezz’ora di automobile da Sulmona possono essere più utili dei servizi di un tribunale in una città terremotata sul cucuzzolo di una montagna. Già adesso, c’è da rispondere, alcuni fascicoli dell’Aquila gli avvocati di tutto Abruzzo debbono andare a ritirarli ad Avezzano, perchè dopo tre anni e mezzo dal terremoto non si è ancora trovato un locale che possa ospitarli; e pare anche che migliaia di fascicoli si siano marciti nelle macerie del palazzo di giustizia dell’Aquila, prima che venisse restaurato (sulla stessa faglia che ha provocato centinaia di morti e sulla quale saranno di nuovo chiamate le cause come se nulla fosse accaduto). Se è questo il destino del tribunale di Sulmona fra tre anni, i cittadini di Sulmona potrebbero preferire andare dal I gennaio 2013 (ma anche prima, se volesse il Cielo) a Pescara. Comunque bisognerebbe domandarlo ai cittadini di Sulmona e non dire solo che il tribunale deve essere conservato a tutti i costi. Se alcuni costi sono troppo alti, è più giusto che siano loro a scegliere e che si smetta di ripetere le solite litanie sui presidi della giustizia nel territorio.

Quanto alle tariffe per la RCA, qualche decina di euro per evitare gli artigli dell’aquila  vorremmo pure spenderla…

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