L’ABBAZIA TORNI A FAR SOGNARE CON L’ARTE E LA CULTURA

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MORTIFICANTE USO FRAMMENTARIO: COSI’ SI ARRIVA A FARNE IL LUOGO DEI REGGITORI DI OMBRELLI

3 LUGLIO 2017 – Hanno fatto il giro dei più diffusi quotidiani nazionali le foto del convegno organizzato dalla Regione Abruzzo nell’Abbazia celestiniana: riprendono delle ragazze, ciascuna delle quali regge un ombrello per riparare i relatori dal sole e, in un frangente, dalla pioggia. La maggior parte dei commenti è incentrata sul ruolo assolutamente mortificante per la donna in genere. Luciano D’Alfonso, presidente della giunta regionale, che in più di una foto è ripreso, ha fatto dell’ironia e del sarcasmo sulle reazioni massicce a livello nazionale, sostenendo che la prossima volta farà in modo di attribuire questo compito a maschi e riferendo anche di aver avuto a disposizione un cappuccio, ma di essersi astenuto dall’usarlo “per non passare per affiliato alla massoneria”.

D’Alfonso, trovandosi in un ex convento, ha accentuato il suo già spiccato spirito da prete che non fa ridere nessuno. La questione del sesso delle reggitrici di ombrelli è persino secondaria rispetto alla insipienza di chi ha organizzato il convegno senza neppure immaginarsi che in estate ci sarebbe stato sole cocente oppure qualche acquazzone.

Senza sproloquiare su “capitolati” che prevedono soli uomini a reggere gli ombrelli, bastava dare disposizioni per montare una tenda, oppure collocare ombrelloni; come bastava tenere le relazioni al chiuso, visto che poi il flop, oltre che per la qualità degli interventi, è stato palese anche per la quantità degli ascoltatori. L’ennesima dimostrazione di insipienza dovrebbe portare alla conclusione che l’Abbazia celestiniana non va concessa a tutti: va restituita ad un uso che la conservi prestigiosa e possibilmente sia unico, perché ogni ente o associazione ospitati finiscono per aggrapparsi al loro cantone e a produrre queste belle figure. Giganteggia in questo senso il Parco della Majella, che ha trasformato in Abbazia dei caciocavalli un monumento tra i più importanti d’Europa nel suo genere.

L’Abbazia è del Ministero dei Beni Culturali? E quante opere artistiche attendono solo di essere esposte? Il refettorio con le sue centinaia di metri quadrati di estensione, potrebbe essere destinato ad ospitare la statua di Ercole Curino, indebitamente trattenuta a Chieti dove non è neanche valorizzata. Le pietre esposte alle intemperie vicino alla cattedrale di Corfinio potrebbero parlare ai molti turisti che non hanno contezza di cosa fosse il centro-Abruzzo a tempi di Roma; migliaia di bei dipinti sono praticamente nascosti nei luoghi più disparati, lontani da chi li apprezzerebbe. Un’ala intera dei 15.000 metri quadrati coperti potrebbe raccogliere tutte le opere d’arte ispirate alle Metamorfosi di Ovidio, per fare un centro mondiale di conoscenza del Sulmonese per eccellenza. Questa riscoperta dovrebbe fare il Ministero, cominciando ad espellere dal complesso la sede del Parco, che non ha proprio nulla in comune con l’arte e le emergenze monumentali di Sulmona e del circondario.

Un turista che parte dall’America o dal Giappone lo fa per vedere la faccia di Franco Iezzi o quella raffigurata nel Seicento di una delle tante trasfigurazioni delle “Mutate forme” di Ovidio? E se poi, di tanto in tanto, sarà il caso di reggere un ombrello per riparare da un raggio di solleone un De Litio, si riparerà un De Litio, mica un D’Alfonso o un De Vincenti.

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