L’Abruzzo che non gode di buona stampa

257

VITTORIO FELTRI LO CONSIDERA POCO PIU’ CHE UNO SPUTO

25 MARZO 2014 – Un grande giornalista, Vittorio Feltri, ha scritto insieme a Gennaro Sangiuliano “Una repubblica senza patria” (MONDADORI 2013, pagg 1-280).

Fa una analisi molto interessante, a tratti suggestiva, dell’Italia da Fanfani ad oggi e coraggiosamente riporta anche i nomi, per esempio, di coloro che scrissero il manifesto contro il commissario di P.S. Calabresi accusandolo senza processo della morte di Pinelli. Ottima idea quella di rispolverare questo appello, tanto per poter cambiare programma quando costoro hanno la faccia di bronzo di apparire ai talk-show per fare i saccenti sulla giustizia-giusta.

Solo che a pag. 260, quando sta chiudendo in bellezza, Feltri se la prende con l’Abruzzo, a proposito della riforma delle regioni per costituirne in tutto “cinque o sei”. Sostiene: “Noi abitiamo un Paese tutto sommato piccolo che è suddiviso addirittura in venti regioni. Ce ne sono alcune che sono poco più che uno sputo. Ditemi che senso ha tenere in piedi una intera regione per territori minuscoli come l’Abruzzo, come la Basilicata, come la Valle d’Aosta o come il Friuli”. Ora che le regioni vadano abolite per riplasmare le province è fuori discussione. Inoltre, che l’Abruzzo abbia le sue colpe (prima di tutte quella di aver votato Del Turco, Razzi, Chiodi e quella imminente di votare D’Alfonso) non si può negare. Però metterlo al primo posto delle regioni stra-piccole e indegne di una autonomia e ignorare, per esempio, la Liguria, l’Umbria, il Molise non è da principe del giornalismo.

Ma soprattutto, pretendere la costituzione di non più di cinque o sei regioni in Italia significa necessariamente legare l’Abruzzo a territori che non hanno niente da spartire sotto il profilo orografico e sociale: la macro-regione dovrebbe andare dalle Puglie alle Marche se non addirittura alla Romagna. Ma quanti Razzi, Del Turco, Chiodi e D’Alfonso dovrebbe comprendere?