SMARGIASSATE DEL PD E REALTA’ ELETTORALI: LE VISITE AGLI STABILIMENTI DELLA PASTA AL SUGO
29 MARZO 2018 – Titolo a tutta pagina oggi su “Il Messaggero” per annunciare che il nuovo presidente della Regione sarà Giovanni Legnini, attuale vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura, che non può rilasciare dichiarazioni al riguardo, data la sua collocazione istituzionale, ma che conserva un “saldo rapporto con il territorio”.
C’è un particolare che si frappone alle decisione di un Pd sciroccato dalle ultime elezioni e la elezione di uno dei Pd alla presidenza della Regione: il voto degli elettori. Tutta la direzione regionale del Pd, riunita per le esequie l’altro giorno, dimostra di non aver recepito lo schiaffo degli elettori e ritiene che, siccome il Pd aveva il 40% alle ultime “europee”, può ancora dare le carte in autunno o anche in primavera. C’è ancora del bullismo di Renzi che aleggia nei circoli del Pd, dove neppure si paga la bolletta della luce, ma si prende ad esempio la grandeur delle strategie berlingueriane.
Un partito in disfatta può dire che propone un candidato alla presidenza della regione e, alla luce dei risultanti (anche in Abruzzo) di meno di un mese fa, può anche mettere sul mercato quel 13% che D’Alfonso è riuscito a spuntare nella sua corsa del gambero (tanto da far rivoltare i vertiti nazionali del Pd, con Lotti che sarcasticamente si riferiva a lui quando ha parlato di “governatori bravi a parlare nelle conferenze-stampa e poi fermi al 13%”). Ma sostenere che Legnini, siccome lascerebbe il CSM, potrebbe passare direttamente a presiedere una regione devastata dalle politiche del Pd significa vaneggiare. Sembra di assistere alle riedizioni di quelle smargiassate di molti giudici che “scendono in politica”, sul presupposto che, siccome uno ha vinto il concorso per magistratura, non ci mette niente a fare anche l’avvocato o il politico (e perché no, il medico e il geologo, nei casi più gravi di vaneggiamento): poi s’è vista la fine di Grasso, valido giudice a latere del processo-clou alla mafia; di Scotti, già presidente del tribunale di Roma e sottosegretario alla Giustizia senza essere eletto; di Ingroia, già braccio destro di un eroico Borsellino (che guarda caso non ha mai pensato di “scendere in politica”); di Nitto Palma, sottosegretario alla Giustizia, del quale il massimo si ricorda nell’inseguimento da Roma a Napoli a Nicola Cosentino per recuperare fisicamente le liste elettorali.
Per essere eletti occorre avere i voti e non è che tre o quattro anni al CSM (che è istituzione ignorata dal 90% degli elettori e per fortuna, a giudicare da quello che ha fatto a Falcone) possano appassionare le piazze; le piazze sono infervorate da chi parla chiaro, come ha fatto Di Battista a Piazza XX Settembre alle 11 di notte con il freddo invernale e in una piazza piena, nella stessa giornata nella quale Luciano D’Alfonso non provava neppure ad avvicinarsi al centro storico di Sulmona e se ne rimaneva in un capannone industriale ad assaggiare le salse per cucinare. Legnini ha fatto un po’ la stessa cosa, e appena eletto al CSM è andato ad inaugurare uno stabilimento del pastificio De Cecco (sarà questo il suo permanente rapporto con il… territorio).
Se si mettono insieme possono fare la pasta al pomodoro; ma la politica è un’altra cosa.
Guarda caso tutti e due, Legnini e D’Alfonso, si sono asserragliati nel chiuso blindato, dove al primo nessuno poteva chiedere perché con il suo voto al Senato nel 2011 ha devastato quattro tribunali abruzzesi per poi raccontare frottole sul modo di accorparne due e salvare gli altri due; e al secondo nessuno poteva chiedere perché ha portato a Sulmona tutti i rifiuti e i gas nocivi e le ha tolto la sua stazione.
Bell’esempio di presidente della Regione e candidato alla presidenza della Regione.
Nella tetragona ostinazione ad ignorare l’orientamento degli elettori, quelli del Pd pensano ancora di poter esprimere un presidente di giunta regionale e Legnini pensa di poter essere eletto a questa carica nel Pd. Vista l’aria che tira, forse gli converrebbe scoprirsi grillino e presentarsi per i 5Stelle, così ci racconterà delle nefandezze compiute dal suo Pd in Abruzzo e in Valle Peligna in particolare.





