L’orso investito aspetta tre ore sull’asfalto

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PARADOSSALE DISFUNZIONE NEI SOCCORSI PER I GRANDI ANIMALI SELVATICI

18 OTTOBRE 2016 – Un orso, presumibilmente di giovane età, è morto poco prima di mezzogiorno di oggi:

era stato investito intorno alle 3 della scorsa notte vicino a Roccaraso, lungo la SS 17. Non ci sono testimoni che possano confermare l’investimento, ma le gravi fratture riportate e un il trauma interno escludono ogni altra ipotesi. L’allarme è stato dato da chi si è trovato per caso a transitare ed è giunto via telefono al Corpo Forestale a L’Aquila. Prima che l’animale venisse soccorso e avviato all’ambulatorio veterinario dell’area faunistica di Palena sono trascorse tre ore.

Molte cose non tornano in questa morte violenta di un orso, che arriva a poco più di due anni dall’uccisione di un orso a Pettorano sul Gizio con colpi di fucile. Innanzitutto qualcosa non funziona se tra l’allarme lanciato e i primi soccorsi debbono passare tre ore: e non già per raggiungere una zona impervia, ma un tratto di strada nazionale a scorrimento veloce come è la SS17. In secondo luogo, non si capisce perché tutte le operazioni debbano essere organizzate dal capoluogo a 110 chilometri dal posto, quando l’area più interessata alla tutela dell’orso e di tutti gli animali di grossa taglia si trova tra la Majella e il Parco Nazionale a Pescasseroli. Si dirà che quest’opera di raccordo delle operazioni si sviluppa attraverso contatti telefonici o via radio o addirittura internet; ma allora non si capisce perché debba starci un centro dislocato in un capoluogo di regione, quando si potrebbe fare tutto da Roma, con una centrale operativa come si deve e con molti risparmi per le casse pubbliche.

Ma l’aspetto più esilarante (per chi ha voglia di ridere) è che l’ambulatorio per questo tipo di soccorsi debba stare a Palena, sperduto in un sistema viario mal collegato, dove nella stagione invernale (ma anche tardo autunnale) è un’impresa non già soccorrere l’orso, ma arrivare con l’orso all’ambulatorio. Sembra una barzelletta raccontata in più moduli, questa storia dell’investimento di un orso, bene sommamente prezioso per il rilancio turistico dell’intero Abruzzo (ma, per quello che interessa noi adesso, del centro-Abruzzo): quando hai finito di raccontare un aspetto paradossale, ne puoi raccontare il seguito. E domani chissà. Veramente, una anteprima di questi sconnessi sistemi di soccorso e di verifica dei fattacci che riguardano specie in via di estinzione si registrò proprio a settembre del 2014, quando, davanti alla carcassa di un orso sforacchiato in vari punti dai colpi sparatigli alle spalle, c’è voluta l’autopsia per escludere che fosse stato avvelenato.

Ma l’episodio della notte scorsa ha evidenziato che dei sistemi di protezione della fauna pregiata in prossimità di grandi vie di collegamento non si arriva neanche a parlare in questa landa d’Abruzzo e meno che meno si arriva ad allestirne. Ne aveva parlato il prof. Luigi Boitani, proprio in risposta ad alcune domande postegli da “Il Vaschione” quando fu ucciso l’orso a Pettorano sul Gizio. La notte di Roccaraso ha dimostrato che è tutto il sistema di tutela di questi preziosi animali a fare tilt completamente in caso di emergenza e, al tempo stesso, a denotare l’incapacità stessa di allestire una rete di soccorsi, se il più vicino ambulatorio si trova a… Palena.

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