LUCIA ARBACE PRESENTA LO SFAVILLIO DELLA COLLEGIATA

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UN VOLUME DI COLANGELO SULL’ARTE CHE SI INNALZO’ DA NAPOLI AI 1400 METRI DEGLI ALTIPIANI MAGGIORI

26 APRILE 2015 – Lucia Arbace, soprintendente ai beni storici, artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo (con sede in Pescara), sarà oggi a Pescocostanzo per presentare uno dei volumi più interessanti e completi scritti sulla “Collegiata”. E’ un libro curato da Anna Colangelo, di Sulmona, funzionaria della Soprintendenza dell’Aquila, ricco di particolari inediti, di fotografie con i colori reali di Santa Maria del Colle.

E’ un mezzo miracolo la chiesa della Collegiata a 1400 metri di altitudine,circondata solo dai pascoli, nel silenzio di un Abruzzo che tutto il frastuono del suo sviluppo economico lo ebbe con il… belato delle greggi sul finire del Medioevo. I marmi policromi di Santa Maria del Colle e lo sfavillio dell’arte barocca sono così ampollosi da fare da contraltare ai toni bassi delle pecore e al silenzio millenario degli Altipiani maggiori. I viaggiatori in Abruzzo si meravigliavano delle chiese isolate sul Piano di Navelli, cattedrali nel deserto della solitudine; ma a Pescocostanzo è un pezzo di Napoli a salire fino all’alta montagna, senza perdere un ricciolo degli angeli barocchi. Tutti i discorsi nella Collegiata stonerebbero se non fossero sussurrati, perché c’è già quell’arte che rumoreggia ed è una continua palpitazione.

Sussurava anche don Angelo Di Ianni, il parroco di tanti decenni, che della chiesa conosceva anche le crepe più sottili, ma che non cessava mai di parlare all’anima dei turisti, affinchè il tripudio di colori e di forme dei marmi e dei dipinti non si sovrapponesse al ruolo vero e incontaminato di un luogo di preghiera e di purificazione. Negli anni nei quali era parroco, in quell’epoca recente nella quale la Chiesa e la parrocchia appartenevano alla Abbazia di Montecassino (prima che il vescovo di Sulmona, Francesco Amadio la rivendicasse alla diocesi di Valva e Sulmona), don Angelo aveva scritto anche un piccolo libro sulla “Collegiata”, poche pagine con pochissime fotografie, per lo più in bianco e nero, con spunti di riflessione che facevano accostare all’altare con curiosità, se non proprio con devozione. Multa paucis, un grande obiettivo con pochi mezzi.

Ora dal libro edito con dovizia di colori e di studi tecnici si possono attendere risultati ancora più alti, che riusciranno a spiegare perché l’arte così pura si arrampicò fino ai 1400 metri di Pescocostanzo lasciando per un po’ le comode dimore e lo splendore di Napoli.

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