MA CHE SIAMO IN UN FILM DI ALBERTO SORDI?

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SINDACATI E POLITICI INSIEME DA PIAZZA TRESCA A PIAZZA XX SETTEMBRE: UNA INQUADRATURA DA AVANSPETTACOLO – LA VALLE PELIGNA ATTRAE INVESTIMENTI SOLO SE VENGONO CONSERVATE LE INFRASTRUTTURE CHE ATTRASSERO FIAT E ALTRI STABILIMENTIMA I SINDACI, PRESENTI CON LE LORO FASCE TRICOLORI, SOSTENGONO CHI LE SCARDINA

I GENNAIO 2026 – I sindacati fanno il loro dovere reclamando strumenti di contrasto alla debacle che oggi investe la Valle Peligna. Lo “stato liberale” che avrebbe dovuto costituire il modello delle cosiddette “Destre”, è arrivato a tale punto di contraddizione da finanziare il soggiorno delle squadre di calcio (per esempio: il Napoli a Castel di Sangro) pur di garantire un giro di affari che sollevi il destino delle attività economiche; ma, al tempo stesso, fa mancare i servizi che, fino a qualche decennio fa, costituivano l’ossatura sociale che poteva attrarre investimenti. Nel settore dei trasporti, per esempio, i collegamenti con Roma sono diventati a tal punto scomodi da scoraggiare ogni tipo di decentramento, anche nell’ambito dell’istruzione e, per quello che potrebbe servire, del turismo. Peggio accade nel settore della sanità, ove l’ospedale è stato trasformato in un centro di smistamento, con le gravissime conseguenze in tema di operatività immediata, quella che caratterizza di più il rapporto degli ospedali con il territorio; né si può dire che il fenomeno sia in linea con l’andamento a livello nazionale, perché raggiunge livelli di vera e propria abdicazione alla funzione assistenziale. La Giustizia è affidata alla ridicola aspettativa delle proroghe alla sopravvivenza del tribunale in vista della soppressione sancita per legge.

Quanto possa essere risolutore un intervento di modesto maquillage, come quello che si auspica in relazione alla crisi della Valle Peligna, lo dicono le cifre dell’ultima dichiarazione di crisi in questo territorio, se stiamo a riparlarne dopo un brevissimo periodo, al termine del quale non si considera la chiusura di questo o quell’altro piccolo stabilimento, ma di realtà come la ex Fiat o Marelli (tanto per citare il più cospicuo tra gli esempi e quello del quale si è parlato di più nella manifestazione di ieri).

Ma se i sindacati più di questo non possono fare, le fasce dei sindaci che ieri colorivano il corteo dànno il sapore di un avanspettacolo sarcastico. Non sono proprio quelli che esprimono le forze politiche autrici delle condotte appena adesso descritte? Contro chi protestano: contro quelli che sostengono con i loro schieramenti politici? La crisi del Cogesa (la società forzatamente indotta ad allargarsi fino a L’Aquila per aumentare il giro di assunzioni e di consulenze milionarie) non è stata voluta dallo stesso Andrea Gerosolimo, che ha riversato i voti della sua fazione sull’attuale sindaco di Sulmona? La scelta di togliere strutture ferroviarie a Sulmona, non è stata fatta dalla giunta regionale di D’Alfonso, della quale Gerosolimo era assessore? E la deviazione dell’autostrada da Bussi a Collarmele non era un progetto di quella giunta, sventato per volere del Ministero e non certo per chi ha votato i sindaci appassionatamente legati a quell’assessore? Scoccia di Prezza (che con Gerosolimo è sposata), Mastrogiovanni di Scanno (non portava la fascia forse per ritegno), Di Nino di Pratola (che pare aver riallacciato i rapporti con l’Attila della Valle Peligna che diceva di contrastare e contro il quale è stata eletta); tutti costoro e gli altri che non conosciamo data la loro nullità politica, contro chi protestavano? E quali provvedimenti auspicavano, senza averli neppure chiesti al capomastro, anzi approvando quello che fa e che dice, tanto che vada con i “civici”, che con “Noi moderati”, che, tra poco, con Forza Italia ben disposta a prenderne il gruzzolo di voti? Prima di stracciarsi le vesti in piazza, costoro hanno parlato con la vice-presidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, con le consigliere Maria Assunta Rossi e Antonietta La Porta, che peraltro erano presenti?

Coerenza sindacale avrebbe voluto che da una parte stessero i rappresentanti dei lavoratori e almeno a un paio di chilometri quelli della politica. L’unitarietà fa ridere, ancorchè sventolata come condizione essenziale per la riuscita della manifestazione.

 Se qualcuno nel 1970 scelse la Valle Peligna per impiantarvi la Fiat fu perché stava per inaugurarsi l’autostrada per Roma e per Pescara; e se la SS 17 fu riammodernata, rettificata, era perché doveva collegare lo stabilimento Fiat di Sulmona a quello di Cassino, secondo l’andazzo del tempo, cioè per garantire lo sviluppo dell’industria automobilistica (in particolare della Fiat) assecondando (e pagando) le scelte degli “imprenditori”. E se questi sindaci sostengono chi l’autostrada la vuole togliere, è avanspettacolo o non? Per riprendere Nanni Moretti: “Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?”.

Marco Marsilio vuol far passare per modernizzazione della Roma-Pescara la costruzione del doppio binario tra Pescara e Chieti. Stop. E, seppure bastassero i soldi del PNRR e se si facesse in tempo, quale beneficio trarrebbe la Valle Peligna?

Il primo dell’anno può essere occasione per guardarsi allo specchio, anche senza fasce tricolori e onestamente chiedersi quale sia la propria funzione nel mondo.

Cogesa? E non l’ha scardinato il marito della vice-presidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia che guidava il corteo?

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