Ma i marchesi avevano compattato bene il Palazzo Mazara

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Una delle catene venute alla luce durante i lavori

10 NOVEMBRE 2017 – Si fa subito a cacciare la gente da casa. Sette commissioni di ingegneri, provenienti da tutte le parti d’Italia, avevano deciso che una parte di Palazzo Mazara, quella occupata dalla SACA, era inagibile; un’altra parte, confinante, sarebbe stata, secondo i pensosi tecnici, di categoria B, cioè erano necessari lavori di riparazione, altrimenti sarebbe stata evacuata anch’essa. “Strano – faceva ritenere il senso comune e il buon senso – non c’è una lesione che sia una tra il primo e il secondo piano; e qualche lesione riguarda le volte tra il secondo piano e il sottotetto. Strano due volte, perché durante la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 il Palazzo ballava (e ballava forte), ma dava la sensazione di rimanere compatto”.

Saranno state le catene che i marchesi applicarono dopo il terremoto del 1933? Comunque gli esperti, proprio perché tali, avevano sentenziato. Messe le mani ai lavori, si scopre che un reticolo di altre catene attraversa tutto i pavimenti tra il primo e il secondo piano; ma non erano visibili perché inserite con metodo accurato per non rovinare l’estetica. Ma gli esperti non potevano proporsi il dubbio che se non c’erano lesioni forse qualche rimedio preventivo i marchesi Mazara avevano allestito per non rimanere sepolti. Nell’era di “metal detector” non si poteva passare uno strumento per riscontrare queste anime di ferro massiccio? Immaginiamo cosa abbiano fatto altrove queste commissioni occhiute e albagiose.