MA PER IL BIMILLENARIO DI OVIDIO BISOGNERA’ PASSARE ALLA CASSA?

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19 OTTOBRE 2013 – Qualcosa si muove nella organizzazione del Bimillenario della morte di Publio Ovidio Nasone.

Avevamo lanciato l’allarme nello scorso inverno, visto che mancano meno di tre anni e non si nota all’orizzonte iniziativa alcuna. Troppa grazia, però: non si parlerà solo di cultura e di esametri di Ovidio, delle “Tristezze” dal Ponto o delle ninfe trasformate in galassie del firmamento. E’ pronto niente di meno che l’interscambio tra le imprese italiane e quelle rumene; magari si rischierà di parlare di Ovidio come di un promoter mandato da Augusto a reclamizzare il prodotto dell’Impero nelle lontane terre del Danubio. Forse sfuggirà qualche riferimento all’impegno politico del Vate che si buscò il castigo di Augusto per aver partecipato a testa alta ad una faida di Palazzo; ma in tempo di crisi bisogna pensare a portare a casa il risultato. Con i tempi che corrono fare cultura, come diceva Tremonti, non dà da mangiare a nessuno. Così leggiamo perplessi della stretta di mano tra il sindaco Ranalli e i rappresentanti delle Camere di Commercio e già sentiamo chi ci rimbrotterà perchè, da soliti ipercritici, non riusciamo a convincere noi stessi che, almeno nel logo, se non nel colloquium, un riferimento al Sulmonese sarà fatto. Meglio di niente, in tempo di crisi, appunto…

Non sarebbe il caso di cominciare a pensare ad un incontro di latinisti nel luogo dove Ovidio nacque e, magari, ad un prosieguo nella città che lo sentì ancora rimpiangere Roma e la “felice terra dei Peligni”? Tutta questa infarinatura di commercio e di incentivi alle industrie magari potrebbe cozzare con l’impostazione spirituale del Vate, che respinse sdegnosamente l’ipotesi di fare l’avvocato (pure quando era rimasto l’ultima speranza del facoltoso padre in seguito alla morte di Lucio, il fratello) perchè per commerci e per le regole di scambio non aveva neanche la minima tentazione. E proprio una Camera di Commercio lo dovrebbe sponsorizzare duemila anni dopo la morte? “Pelignae dicar gloria gentis ego” aveva annunciato; “Sic transit gloria mundi” aggiungerebbe qualcuno, a proposito di gloria.