MANFREDI TORNA PER UN GIORNO SUL TRONO DISEGNATO PER LUI DA DANTE E DAL “FAI”

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LA LETTURA DELLA DIVINA COMMEDIA AL CORTILE DELL’ANNUNZIATA

11 LUGLIO 2022 – Le vite delle città hanno una costante: continuano nell’oblìo dei benefattori e di quelli che le hanno amate. Poi recuperano i rapporti sfilacciati, come se si risvegliassero da un torpore. Possono scoprire la gratitudine dopo millenni. Come se aprissero uno scrigno, trovano quello che c’era da tempo ed era rimasto ignorato. Roma ha ricordato i duemila anni dalla morte di Augusto con una mostriciattola; Sulmona non ricorda mai Manfredi, figlio di Federico II. E ne ha ben donde: ha ricordato, intestandogli un vicoletto, lo stesso “Stupor mundi” che pure l’aveva elevata a capoluogo di tutto l’Abruzzo di allora.

La città dei Peligni deve non aver metabolizzato la morte improvvisa del penultimo degli Hoenstaufen, come non ha metabolizzato quella dell’ultimo, il Corradino quindicenne che fu sconfitto a Scurcola Marsicana e per il quale i Sulmonesi del 1268 combatterono fino all’ultimo sangue, fedeli quanto non furono gli abitanti della città che si definisce “federiciana”.

Era troppo giovane Manfredi perchè Sulmona potesse accettare la sua morte in battaglia a trentatrè anni e lo scempio che il Papa fece del suo corpo solo perchè era stato scomunicato. E sono passati troppi anni adesso perché Sulmona riconosca che con quel Manfredi si chiudeva, all’ombra degli archi di un acquedotto “stupor urbis”, la grande occasione di guidare l’Abruzzo per sempre, nella sua posizione centrale, protetta dalle incursioni e attraversata dai traffici di tutta Europa.

Se chiedi ad un Sulmonese chi sia stato Manfredi lo metti solo in imbarazzo. Ma almeno il gusto di sentire gli altri che ne parlano e ne hanno scritto è rimasto, e per merito del Fondo per l’Ambiente Italiano è dissotterrato dalle tante timidezze, rese più cupe dall’ansia di non alimentare un ricordo politicamente scorretto per quello degli Hoenstaufen che bruciò L’Aquila traditrice e incanalò le “gelide acque” sulmonesi per farne una metropoli del tempo.

Ma persone come Manfredi sanno tornare a Sulmona quando pensano che sia giunto il tempo. Lo fanno appoggiandosi a volontari di buoni sentimenti e migliori letture. E sfruttano il podio indiscusso che la Storia ha loro assegnato: il trono, più che il podio, sul quale Dante Alighieri ha collocato Manfredi. Lo ha descritto tutto, con particolari che a scuola non si studiano, Pierluigi Di Clemente (nella foto del titolo), che ha anche raccontato la versione giusta sul motivo per il quale colui che compì “orribil peccati” non si trova nell’Inferno dantesco, ma in Purgatorio, quindi in procinto di salire in Paradiso. Di Clemente ha descritto, nella cornice del cortile di poco successivo all’acquedotto (quando si parla di secoli tutte le date sono vicine) l’ultimo pensiero di Manfredi a Benevento, colpito da una spada al petto: il pentimento, quel “rendei” al Padre nell’attimo del trapasso, che per il cattolico (eccetto che per il Papa Clemente di nome e non di fatto) è il momento essenziale della vita, perchè è il momento del parto spirituale.

Manfredi, baciato dalla Provvidenza anche per un catastrofico evento che ridusse l’Europa e buona parte del mondo in carestia, si riconciliò in punto di morte con Dio, come non aveva fatto nei momenti di prosperità sua e del suo regno.

Sfortunata Sulmona che in questa oscura operazione di rimozione incontra il Dante Alighieri della poesia più potente e armoniosa del Medioevo, con quella allusione alla “bella figlia” alla quale il padre non vuole che si dica altro che la verità, consapevole che si diffonderanno menzogne, che sulle prime fanno girare il mondo e che dopo secoli vengono rimosse. Manfredi, tramite Dante, è vivo nella sua ansia di verità che gli fa rivisitare la sua stessa vita e lo fa volgere al pentimento, raro se non unico in tutta la “Commedia”. A dare una mano a Dante Alighieri sono stati i volontari del “FAI” di Sulmona che si sostituiscono ai mentori e agli eruditi locali e fanno passeggiare Manfredi sul suo acquedotto in un pomeriggio di luglio per poi condurlo nel Rinascimento dell’Annunziata e alle soglie del terzo millennio.

Il sindaco Gianfranco Di Piero con la capogruppo del FAI di Sulmona, Franca Leone
L’accompagnamento della lettura di brani di poesia
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