METAMORFOSI DELL’ALITALIA PER LA ROMANIA

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BUCAREST 22 MAGGIO 2015 – Gli ultimi quaranta anni di trasporti tra Roma e Bucarest (nella foto la cabina di pilotaggio dell’aereo di domenica scorsa) hanno segnato una inversione di tendenza che potrebbe riportare i tempi di percorrenza, nei prossimi duemila anni, a quelli sopportati da Publio Ovidio Nasone: sei mesi dall’anno 8 d.C. al 9.

Stipulò un gemellaggio con la città di Costanza guidata da Nicolae Petre la Sulmona guidata da Paolo Di Bartolomeo e da allora il Mar Nero si è avvicinato, quanto a percorrenze, al luogo natale del poeta: si poteva parlare anche di un pacchetto turistico per umanisti raffinati e danarosi, che volessero farsi accompagnare dall’autore dei Tristia per capire come mai fossero così sconfortati i versi scritti dal Mar Nero dopo quelli delle Metamorfosi scritte a Roma.

 Ma adesso si va indietro, forse per effetto dell’azione… immeritoria dei “capitani coraggiosi”, come il governo chiamò i soliti imprenditori famelici che si buttarono a capofitto nel finto tentativo di salvataggio di Alitalia e che, quando scoprirono che la furbata di costituire la bad company per turlupinare i creditori non avrebbe dato migliori risultati che in genere dà una bancarotta preferenziale (fatta, cioè per assecondare preferenzialmente un creditore rispetto ad altro), anticiparono la mossa di capitan Schettino, solo trasferendola dalla marineria all’aviazione. E ora gli Italiani si meritano il Terminal 1 di Fiumicino, dove debbono sedersi per terra (sì, proprio per terra, senza ritegno) perché gli scienziati seguaci di Leonardo da Vinci che all’ingresso dell’aerostazione mostra con un indice sproporzionato il meccanismo dell’aria che si solleva e fa girare un’elica, non hanno previsto neanche qualche fila di sedie in più.

Sembra l’imbarco della spiaggia libica, quando alle 21,30 si concretizza un ritardo di venti minuti per l’AZ Roma-Bucarest: ci saranno cento persone che non si reggono più in piedi e si sono adagiate; le altre trecento si affollano ai gates di Caronte e la comitiva per Bucarest viene spostata per ben due volte prima che alle 22,50, con un’ora e venti di ritardo, si aprono le porte. E arriva pure una ventata di aria respirabile. Racconta una deduzione scientifica connessa all’etologia, che quando troppi topi sono costretti a convivere in uno spazio ridotto, scattano reazioni aggressive; il disagio si esprime anche così. E in questa notte di un normalissimo maggio neanche contrassegnato dall’Anno Santo o dalle Olimpiadi, le scene isteriche si sprecano sotto gli occhi dell’osservatore. Uomini in divisa (sembrerebbero vigili) per rintuzzarle strillano avvertimenti minacciosi che hanno più effetto sugli stranieri che non si accorgono delle sgrammaticature di una nuova bad company. Sembra di essere governati da decisionisti non eletti dopo un governo di tecnici coraggiosi come i capitani che dovevano salvare l’Italia. Quarant’anni fa , all’apice della stagione del gemellaggio tra Sulmona e Costanza, sull’aereo si mangiava con primo, secondo, contorno e frutta anche se non era ora di cena; e si ricevevano due o tre giornali (secondo il numero dei viaggiatori e in misura inversamente proporzionale) anche se non era un volo del mattino. Che metamorfosi…

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