POTETE AMMIRARE L’AUTORE DELLE METAMORFOSI “OHHH KAFKA…”

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IL VERO CASTIGO DI OVIDIO SULLE RIVE DEL MAR NERO

COSTANZA 24 MAGGIO 2015 – La statua di Ovidio Nasone a Costanza è circondata da un… cerchio tragico di rovine (nella foto in alto Piazza Ovidio a Costanza in Romania): palazzi abbandonati da decenni, aree  risultanti dalle demolizioni e recintate da reti ormai arrugginite ; dappertutto offerte di vendita di interi edifici. Se a Sulmona il Vate ha alla sua destra l’obbrobrio dell’ex Banco di Napoli, palazzina di tre piani che offende Piazza XX Settembre peggio di tutte le finestre di alluminio anodizzato che oltraggiano l’intera Pescocostanzo, a Costanza il Poeta che si distraesse un attimo senza guardare fisso il mare rischierebbe di incrociare, sempre sulla sua destra, un palazzo di cemento armato incompleto, lugubre nelle aperture per le finestre rimaste con gli interni a vista, pretenzioso con le sue forme riprese da un decandente decennio di architettura modernista.

E’ lo stesso schianto estetico che avvolge la vicinissima Via Sulmona (nella foto gli scavi non archeologici che durano da anni), segno che il poeta stava meglio quando si stava peggio: i comunisti intitolarono una strada appena a cinquanta metri  alla città delle sue nostalgie e hanno rispettato le sue ultime preghiere dalla spiaggia del Ponto Eusino; i post-comunisti stanno aspettando che le strane scelte urbanistiche nel centro storico diventino il motore di altri investimenti, dopo quelli massicci che hanno rivoluzionato la spiaggia di Mamaya, cioè di una specie di frazione di Costanza sulla riviera del Mar Nero. Giovedì mattina il sindaco di Costanza è stato arrestato per una gestione pare disinvolta (e qualcosa di più); il giorno dopo stava fuori, con nuove energie e nuovi progetti.

Oltraggi dalla relegazione, del resto, Ovidio riceve ogni giorno. Domenica, nel silenzio dell’isola pedonale, si udivano solo le grida di gioia di bambini che giocavano a nascondino e sceglievano la tana proprio in un lato del basamento di pietra della statua. Verso mezzogiorno si avvicina una comitiva multicolore di americani che circonda Ovidio e lo riprende da quattro angolature. Scattano foto all’impazzata, come può fare solo chi sa che programma di cestinarle due minuti o due giorni dopo (figuriamoci se si pone problemi di bimillenarii). La guida, un giovane e forbito professorino con scarpe eleganti di vitellina e giacchetta quasi da Oxford, esordisce dicendo che si tratta dell’autore delle Metamorfosi e sfodera tutta la buona educazione, anticipata dal cravattino con pieghe ben assestate,  astenendosi dal commento di una anziana, benvestita e maleistruita signora con scarpe di pezza: “Ohhh… Kafka…”.

Del resto,  la gentildonna aveva due possibilità su tre per sbagliare; e se pure avesse detto Apuleio, il Sulmonese non si sarebbe potuto scomporre di un millimetro dalla posizione pensosa e troppo riflessiva della statua. Sopporta tutto da oltre 130 anni, a Costanza, pure i giovani bagnanti con infradito (nella terza foto dall’alto) che oltre a sbagliare il nome dell’autore si saranno pure chiesti cosa fossero mai state le metamorfosi e che sono stati un po’ più cortesi di quelli che gli fanno una foto con il tablet senza neanche fermarsi, edizione estrema della sciatteria dell’epoca dell’immagine. Magari quell’appello di Ovidio a fermarsi davanti al suo sepolcro desterebbe curiosità con quel “se hai mai amato”; ma è scritto in latino, una lingua che, dopo quelle esplosioni pirotecniche del Sulmonese, ha avuto bagliori via via più tenui, fino ad essere del tutto incomprensibile anche a chi, almeno una volta nella sua vita, ha amato: ha amato fare una bella fotografia invece di una bislacca inquadratura, leggere le vere Metamorfosi, costruire belle città invece di speculare sulle aree di risulta, scrivere per i successivi millenni invece di tweettare. Non sarà possibile, al prossimo sindaco di Costanza, recingere una area di rispetto intorno alla statua di Publio Ovidio Nasone? Gli renderebbe meno grave la relegazione post mortem.