Metano ora e sempre: cos’altro voleva Sulmona?

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12 MAGGIO 2012 – “Ma come, la centrale non doveva servire per spingere il gas lungo il metanodotto Sulmona-Foligno?” si chiedono i comitati cittadini per l’ambiente all’indomani della riunione a Roma, alla quale sono state invitate le rappresentanze di Comune e Regione.

Trovano lo spunto da una affermazione del sottosegretario De Vincenti: “La centrale è indipendente dalla realizzazione del metanodotto” per ripercorrere tutte le fasi di questa annosa controversia. In realtà, l’uscita del politico/tecnico produce parecchie problematiche ulteriori: di cosa si è parlato in tutti questi anni e in particolare negli ultimi mesi, se il Comune ha dovuto considerare questa tema sotto il profilo unitario per la stazione di pompaggio e per il metanodotto? Il Comune ha dovuto deliberare tre o quattro volte sulla base di una rappresentazione della realtà del tutto diversa dal reale?

I “comitati” sono categorici: “Il Sottosegretario De Vincenti dimostri nei fatti di essere uomo di governo e non uomo di parte. Rispetti le decisioni delle istituzioni democraticamente elette dai cittadini” e insistono per la convocazione del “vero tavolo nazionale richiesto dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e dal Consiglio Regionale dell’Abruzzo”.

Quello che appare curioso in tutta la vicenda è il sostanziale rifiuto di considerare gli organismi rappresentativi, tra i quali la Commissione della Camera dei Deputati e non certamente l’assemblea di una circoscrizione. Per la “TAV” si è detto che le gente non si è mossa in tempo, visto che in pratica si è presentata a bloccare le ruspe, cioè in fase di esecuzione dell’opera. Per il metanodotto non si potrà dire la stessa cosa. Ma pare si voglia ottenere lo stesso risultato.

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