MODELLO SVEDESE PER UNA GIUSTIZIA A COSTO ZERO

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PILLOLE DI SAGGEZZA, SI PUO’ SPERARE IN UN MONDO MIGLIORE

11 GIUGNO 2015 – Nel selvaggio aumento delle tasse giudiziarie (800% nell’arco di dodici anni: una causa di Corte d’Appello per un normale bene immobile, per esempio un appartamento di 260.000 euro, nel gennaio 2002 costava 120.000 lire, dal 2014 oltre 990 euro) si è perso il senso della giustizia.

Eppure fino a qualche anno fa c’era, tra gli studiosi di diritto, chi sperava nella applicazione di un principio che regola l’accesso ai tribunali in Svezia: la “tariffa-zero” che si giustificava “nella circostanza che la tutela giurisdizionale dei diritti (e precisamente dei pieni diritti di tutti i cittadini) costituisce una funzione essenziale dell’organizzazione dello Stato, e pertanto la stessa può e deve essere finanziata con le normali entrate fiscali. Il cittadino, quando con una domanda giudiziale chiede tutela con riferimento ad un suo singolo diritto, ottiene, rispetto agli altri cittadini, non un maggiore diritto, né ottiene nessuna particolare prestazione dall’organizzazione dello Stato che egli non avrebbe avuto diritto di ottenere. Egli riceve , semplicemente, come tutti gli altri, il suo pieno diritto”. Parole sante, scritte da uno studioso del quale in Italia è perfino difficile pronunciare il nome: Pawlowski, che non era un filosofo o un disegnatore di cose fatue, ma diceva semplicemente che i tributi giudiziari andrebbero aboliti (“Bei diesen Reformen solten die Gerichtskosten wegfallen”).

Parole sante già nel 1975, ma sacrosante quando l’amministrazione della giustizia abbandona interi territori per arroccarsi in poche città mal collegate, come per il caso della provincia dell’Aquila, alla vigilia della soppressione di due tribunali per le eccessive spese che determinerebbero nelle produzioni di sentenze. E comunque in un Paese nel quale si litiga pure per la formazione delle squadre di calcio…

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