IL CANTAUTORE DI BATTISTI INTERVISTATO NELLA SERATA PRATOLANA
I MAGGIO 2019 – “Battisti è riuscito a fondere la melodia napoletana al ritmo anglosassone” racconta Giulio Repetti, in arte (ma adesso anche all’anagrafe) Mogol. “Si applicava molto – aggiunge – assorbiva le musiche dei migliori brani a livello internazionale ed aveva una grande capacità di assorbire ed elaborare. Poi suonava benissimo tutti gli strumenti”.
Mogol a Pratola (nella foto del titolo) ha tributato questo omaggio al socio di una lunga parte della sua vita, ma ha anche parlato ai giovani, lanciando un messaggio che riuscirebbe a risvegliare le ambizioni più sopite: “Tutti abbiamo il talento; occorre solo valorizzarlo, alimentarlo coltivando la familiarità per le cose che ci piacciono. E ognuno di voi si meraviglierà di quello che riuscirà a raggiungere”.
E’ un messaggio di speranza, ma è la considerazione che si sente di fare quando fa il bilancio dei suoi 83 anni: un arco di esperienze che lo porta a dire che sono anche quelli che frequentiamo a poter cambiarci radicalmente: “Noi siamo il risultato della influenza di chi ci sta accanto” ha tenuto a proclamare Mogol, riprendendo una tematica che altri hanno sviluppato in letteratura come in filosofia e che lo porta a una conclusione drastica: “Dobbiamo saper scegliere chi ci sta accanto, perché ci può dare molto e ci può indurre a dare molto”.
Il talento, appunto: una componente dalla quale non si può prescindere quando si ha a che fare con la musica o con la poesia, al punto che, quando l’intervistatore gli ha chiesto come abbia concepito una immagine così incisiva come “L’universo trova spazio dentro me” ne “I giardini di marzo”, ha semplicemente risposto: “Nessuna bravura particolare, perché mi è venuto così e non so narrare il modo; semmai un merito può esserci è quello di aver affinato la sensibilità che ci porta a esprimere un concetto alto”.






