HA LASCIATO DEMOLIRE UNA LEGGE VOTATA DA TUTTO IL CONSIGLIO REGIONALE
13 MAGGIO 2014 – Non è detto che la Regione Abruzzo debba mandare suoi avvocati per difendere tutte le leggi indicate dal Governo come illegittime sotto il profilo costituzionale: davanti alla Consulta può andarci per le norme che ritiene di tutelare di più. Quindi non era obbligatorio, per Chiodi e i partiti che l’hanno sostenuto, costituirsi davanti alla Corte Costituzionale per sostenere la scelta di non fare gasdotti (e a certe condizioni) sul proprio territorio. Se, però, la legge è stata approvata con il concorso di quasi tutto il Consiglio Regionale, l’esecutivo non può non decidere di contrastare l’opinione giuridica del Governo, tra l’altro su una materia che è di grande rilevanza sociale.
Anche per questo Chiodi ha dimostrato in questi cinque anni e mezzo di non essere all’altezza del suo ruolo, se il suo ruolo doveva essere quello di rispettare prima di tutto un indirizzo politico così diffuso nell’intero Abruzzo, così condiviso dalle rappresentanze democratiche da aver originato una legge con una percentuale tra le più alte di adesioni.
Chiodi ha considerato la Valle Peligna una spazzatura sotto altri aspetti: per esempio quando si trattava di scegliere i siti ove lavorare i rifiuti solidi urbani che altre città non sapevano dove mandare (compresa la sua Teramo, ma anche Pescara, L’Aquila). E in questo purtroppo è stato aiutato da Fabio Federico, in buona fede.
Avrebbe potuto considerare i guasti causati da questa strana idea che si era fatto della industria peligna per compensare, almeno, le attese di tutela espresse tra l’altro con lealtà da un compagno di partito come il sindaco. Purtroppo, quando si è trattato di porre l’orecchio alle istanze del centro-Abruzzo che gli venivano rappresentate dal Pdl di Sulmona (quello uscito dalle urne, perchè pare ne esistesse uno affidato a chi dalle urne è stato sempre bocciato come Franco Iezzi), Chiodi ha seguito un’altra strada, senza giustificazioni e senza ripensamenti. Lui che ha risposto in modo villano agli ambientalisti che davanti al Teatro cercavano di spiegargli il loro punto di vista, avrebbe potuto e dovuto evitare la tappa di ieri a Sulmona per chiedere voti: invece la tappa l’ha fatta e spera di ottenere voti per il suo partito, nel quale milita peraltro la sen. Paola Pelino che ha cancellato con il suo voto il tribunale di Sulmona.
Non ci sembra una prassi democratica: è la prassi dei democristiani, dei socialisti e dei comunisti di tanti anni fa e non ha portato bene all’Italia che non si è potuta riconoscere più in quei partiti. Per questo, a nostro avviso, non deve essere premiato chi ha governato in questo modo, anche se non c’è da farsi molte illusioni sul grado di consapevolezza di una parte degli elettori (non per niente hanno votato di nuovo la stessa forza politica che, per esempio, ha tolto loro il tribunale). E’ necessario, pertanto, che prima di tutto la forza politica che esprime queste persone sia ridimensionata e messa in condizione di non nuocere al territorio nel quale chiede voti. Questa può essere una buona annotazione in vista delle scelte da fare per le elezioni.






