SCHIZZI D’ARTE ANCHE DA UN QUADERNO A RIGHI

319

FORZA CREATIVA E AMORE PER I RETROSCENA IN ITALO PICINI

10 MAGGIO 2014 – Il centro storico avrà tante controindicazioni (dai varchi per le automobili, ai pub, ai parcheggi) che limitano movimenti e rilassamenti, ma il molto che riserva basta a compensare di tutto quello che prende.

Per esempio, incontrare un pittore come Italo Picini indaffarato nelle sue insopprimibili aspirazioni a riordinare le molte opere d’arte che ha creato in ottanta anni è qualcosa che non si può pagare, che secondo noi non succede neanche a Via Margutta.

Porta una cartella enorme, che l’affatica, piena di schizzi in bianco e nero: “Sono degli studi, niente di che…” dice sempre per schermirsi, come fanno i veri artisti (ma è ovvio che può dirlo solo lui, perchè se ci prova un concorrente o addirittura un critico…). Ce li mostra prima di andarli a riprodurre da un fotografo. Rimaniamo incantati: sono una trentina di nudi, di donna e di uomo. Sono proprio belli, niente più di uno “studio” rileva la maestria della mano. Ci sarà voluto poco più di un minuto a tratteggiarli, il tempo che il carboncino percorra la carta, senza ripensamenti, semmai con delle linee ripassate e correttive, che trasmettono ancora di più la immediatezza della trasposizione dall’idea al concreto.

Viene un senso di rispetto anche solo a toccarli. Alcuni sono vecchi. Ci incuriosisce uno fatto su un foglio di quaderno di quando non eravamo ancora nati, quelli con i margini rossi per lo scritto e con le righe che segnavano anche l’altezza delle lettere, perchè non debordassero e formassero la vera armonia della “calligrafia”. E’ un nudo femminile e reca una data :”45”. Conoscendo l’artista, preferiremmo non soffermarci troppo, perchè se scopre che ci piace non si ferma lì e scende nei particolari, non propriamente artistici. E infatti, neanche il tempo di passare ad altri, che il maestro reagisce come un pianoforte suona se si percuote un tasto: “Potrei anche dire chi era la modella”. Ecco, proprio quello volevamo evitare. “Tanto è pure morta”. Appunto: requiescat in pace, lei rimane bella e sensuale anche settanta anni dopo; è questa la magìa dell’arte, di Picini come di Michelangelo, l’artista che lui adora.

Lei si è sollevata da quella pagina di quaderno, gli occhi e la mano di Italo Picini l’hanno percepita e poi librata in spazi siderali, l’hanno divinizzata, anche se la lingua vorrebbe riportarla giù, con i tanti particolari che la mano mai potrebbe disegnare. E’ quanto di meglio l’ispirazione artistica possa aver concepito e rappresentato in un minuto e, quindi, è consegnata all’eternità, da quel minuto. Se la presenza di un artista non ci inibisse, gli racconteremmo quello che Achille Campanile scriveva di Antonello da Messina, genio nella ritrattistica e sempre colpito dalle osservazioni di quanti vedevano i suoi quadri, con i nomi dei personaggi che ritraeva: “Ma no, non è proprio così il naso”, “Ma chi? …. No, non gli assomiglia per niente”. Fino a quando non realizzò i più famosi “Ritratto di ignoto” (nell’immagine accanto al titolo uno di questi) e tutti rimasero incantati, trovandoli bellissimi, anche se la moglie gli chiedeva beffarda: “E adesso chi ti paga?”.

Così la donna, già avanti negli anni nel ’45, rimarrà ai nostri occhi una figura senza pari, né somiglianti: l’arte pura, senza calarsi dagli spazi siderali nei quali l’ha collocata il Maestro.

(Su Italo Picini: “Il poeta che accarezzava i suoi quadri“; “Intervista a Italo Picini: la fierezza dei novanta anni“; “Pur se volesse, Arbace non potrebbe evitare Picini“).