Ora della discarica faranno un bel forno a cento gradi

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Le segnalazioni della discarica di Bussi

E I VAPORI ARRIVERANNO FINO A SULMONA?

3 DICEMBRE 2017 – Una ipotesi di bonifica della mega discarica di Bussi sul Tirino sarebbe quella, presentata il 30 novembre, che prevede il riscaldamento a cento gradi centigradi di tutti i residui tossici interrati dall’industria nei decenni passati. Tale operazione consentirebbe di raggiungere, con tubi in acciaio, la profondità di tredici metri, per pervenire allo strato di travertino, cioè ben al di sotto dello strato di rifiuti (collocato a quattro metri) e di lì realizzare un “forno” che consentirebbe di cuocere (sostanzialmente) tutto quello che pare finora abbia rilasciato veleni lungo la Valle del Pescara, compreso l’arsenico del quale qualche idiota continua a negare l’esistenza. Forse sarà solo un tentativo, perché interesserà solo un sesto di tutta la discarica.

Posto che se uno scoiattolo lancia un peto a Bussi Officine, questo arriva fino a Sulmona per via delle correnti d’aria che interessano le Gole di Bussi-Popoli, sarebbe il caso che questo progetto venisse sottoposto all’attenzione del sindaco di Sulmona, se ci sarà ancora dopo l’Immacolata, visto che non va più in consiglio e non ha più l’appoggio di Fratelli d’Italia, che diserta a sua volta l’assise con l’eccezione della vice-sindaco. O venisse sottoposto quanto meno al sindaco di Pratola Peligna, che finora ci sembra più strutturato e, oltre tutto, a capo di una cittadinanza dalle idee più chiare di quella sulmontina.

Infatti, non si può pensare di estrarre in questo modo (tutto sommato molto rudimentale) i veleni che sono stati accumulati dal dopoguerra e forse anche prima e lasciare che il vento li porti sulle piante, sull’erba, nei polmoni della Valle Peligna. In un anno e mezzo non abbiamo sentito levarsi da Palazzo San Francesco una voce a garanzia della salubrità dell’aria che viene in abbondanza dalle Gole di Popoli-Bussi e c’è da giurare che ogni decisione sarà presa a prescindere dalle esigenze di salute del centro-Abruzzo. Non è che, per evitare che il mercurio, attraverso la falda acquifera del fiume, arrivi fino ai capelli dei pescatori di Pescara (come è dimostrato), lo si manderà dove la realtà politica non è in grado neppure di conservare una stazione ferroviaria?