Ora il pericolo è avere tribunali che non fanno sentenze

223

11 GIUGNO 2012 – “Il Sole 24 ore” di oggi riporta la mappa delle soppressioni dei tribunali: trentatré in tutta Italia con una prevalenza territoriale del Piemonte. I distretti dell’Aquila, di Campobasso, di Bologna, di Lecce sono esenti dai “tagli”: ma per il Molise

 il motivo è individuato subito nella esigenza di conservare almeno tre tribunali a prescindere dalle statistiche. Per l’Abruzzo è solo un rinvio della applicazione della riforma, visto che, per ragioni connesse al terremoto del 2009, si è preferito soprassedere.

Ora il problema principale per questi tribunali viene dalla quasi scontata interruzione del “turn over”: le sostituzioni dei giudici che chiederanno di essere trasferiti o che dovranno trasferirsi per aver esaurito il periodo massimo di dieci anni nella stessa sede potrebbero non essere garantite. Si aprirebbe, così, una pagine peggiore della soppressione, perchè tanto gli avvocati che gli utenti sarebbero costretti ad operare senza ottenere alcuna risposta giurisdizionale. Negli anni Sessanta e Settanta si operò in questo senso con le preture mandamentali, dove non si mandavano giudici per impedire che producessero sentenze.

Nel caso dei tribunali, oggi, anche a voler escludere un disegno di questa natura, è evidente come negli ultimi bandi per la selezione dei nuovi giudici non siano state proposte domande. Scartata l’ipotesi di continue e massicce applicazioni di giudici da altri tribunali, è di chiarezza solare che questa agonia potrebbe costare, quanto a disservizi, molti di più della soppressione, che almeno dà la possibilità di riversare in fori attivi ed efficienti le energie compresse nei tribunali funzionanti a “scartamento ridotto”.

Su queste sostituzioni si giocherà l’effettivo destino dei tribunali di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto.