RIFORMA DEI TRIBUNALI: IL PRESIDENTE SOLLECITA UNA ISPEZIONE DEL MINISTERO

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IN UNA RELAZIONE DI BENEDETTO CHIEDE DI VAGLIARE LE RISULTANZE DEL GRUPPO DI STUDIO PER LA NUOVA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

10 GIUGNO 2012 – “Segnalo l’opportunità che il Governo nel Decreto attuativo della Delega conferita con L. 148/2011 di conversione del D.L. 138/211, tenuto conto dell’eccezionale concorso e rilievo delle specificità territoriali su descritte, non includa il Tribunale di Sulmona fra gli uffici giudiziari da sopprimere, né con provvedimento ad efficacia immediata né con provvedimento ad efficacia differita”.

La conclusione della lunga relazione al Ministro della Giustizia scritta dal Presidente del Tribunale di Sulmona, dott. Giorgio Di Benedetto, è sintetica, strettamente rapportata alla disciplina normativa e sotto questo profilo asettica come potrebbe essere una sentenza. Ma la richiesta del Presidente è il condensato di una serie quasi infinita di statistiche, valutazioni, enunciazioni di incongruenze dell’impianto della riforma delle circoscrizioni rispetto ai fini che intende perseguire. Si può dire che sia un excursus della storia e della geografia del centro-Abruzzo: non solo dal punto di vista storico, però, ma anche dinamico, perchè la salvaguardia del presidio giudiziario a Sulmona secondo Di Benedetto passa “se necessario” attraverso l’ampliamento del suo circondario “sino alle dimensioni e nelle direzioni ritenute opportune per l’adeguamento ai criteri di efficienza indicati nella Relazione”.

E giunge ad una proposta se si vuole inconsueta: suggerisce che il Ministro, se proprio non intende “salvare” il tribunale “ disponga una “adeguata ispezione sull’ufficio e sui Comuni del circondario allo scopo di verificare l’effettiva utilità economica e organizzativa del provvedimento e la sua conformità, nella concreta situazione dei territori, ai principi degli artt. 3, 24 e 25 della Costituzione”.

Le specificità del territorio del centro-Abruzzo

Il Presidente del Tribunale tiene conto della “Relazione del Gruppo di Studio” che dovrebbe fornire gli elementi per ridisegnare le circoscrizioni giudiziarie. Di Benedetto parte dal presupposto che il “Gruppo” ha ritenuto di circoscrivere il proprio campo di indagine ad aspetti non implicanti valutazioni discrezionali riservate al Governo.

“Al Ministro e al Governo – egli osserva – è stata così riservata la considerazione dei dati (espressamente menzionati nella Delega) ricavabili dalle specificità territoriali del bacino di utenza anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e del “tasso di impatto della criminalità organizzata”.  Ciò ha comportato il temporaneo accantonamento della valutazione di tali profili e con essi l’implicita graduazione di dati e valori che il  Legislatore ha invece posto sullo stesso piano. Ne è derivata la necessità, correttamente segnalata nella Relazione (pag. 23, 3° cpv), di “ulteriore correzione mediante elementi valutativi (quali “situazione infrastrutturale” o “tasso d’impatto della criminalità organizzata”) ovverosia l’esigenza, per la corretta attuazione della Delega, della valutazione comparativa e simultanea di tutti i criteri in essa menzionati, la graduazione dei quali non potrà essere altra che quella imposta, nelle discrezionali valutazioni del Governo, dall’ordine assiologico dei principi costituzionali, dalle finalità di risparmio ed efficienza espresse nella Delega stessa e dai principali atti di indirizzo del Governo. Va quindi osservato che per quel che riguarda i principi costituzionali, la Relazione ha concentrato la propria attenzione unicamente sul principio del giudice naturale con ciò riservando al Governo la valutazione della conformità del decreto attuativo ai restanti principi, in primo luogo a quelli degli artt. 3 e 24  Cost. più strettamente legati alla materia. Quanto alle finalità di risparmio di spesa e incremento di efficienza,  la Relazione, dopo aver individuato nella riduzione degli uffici giudiziari il “mezzo al fine” indicato dallo stesso Legislatore, ha successivamente utilizzato, quale criterio di selezione degli uffici da conservare o sopprimere, taluni “fattori” di risparmio ed efficienza da essa stessa elaborati. Detti “fattori” ha tuttavia ricavato, come già detto, dai soli dati e criteri della “popolazione”, delle “sopravvenienze” e dei “carichi di lavoro” (quest’ultimo a sua volta considerato in riferimento all’organico “virtualmente disponibile”) in tal modo escludendo i rilevantissimi fattori di risparmio e di efficienza ricavabili dagli ulteriori dati, della cui valutazione il Legislatore ha pure prescritto l’esame comparativo e simultaneo, dell’estensione del territorio, delle specificità territoriali e del tasso di impatto della criminalità; dati questi altamente significativi sia delle potenzialità di risparmio e incremento di efficienza direttamente connesse all’ubicazione della sede sia del rispetto dei principi costituzionali, in relazione, soprattutto al fondamentale criterio di ragionevole accessibilità della sede giudiziaria più volte espresso dal CSM a corollario dell’art. 24 Cost.- Di qui il carattere necessariamente “monco” dello studio sinora condotto e con esso la richiesta al Governo di integrarne i risultati con la considerazione degli ulteriori criteri cui il Legislatore ha voluto conformare il complessivo disegno di revisione delle sedi giudiziarie.

Su tali premesse -prosegue il dott. Giorgio Di Benedetto – rappresento il concorso delle specificità territoriali che, in relazione alla totalità dei principi e finalità sopra indicati, sono proprie del Tribunale di Sulmona

E di conseguenza il Presidente del Tribunale individua alcune specificità che elenca

“Territori di alta montagna dell’Alto Sangro Comuni oltre 1300 metri di altitudine sino a 160 km di distanza – Assenza di collegamenti pubblici

 La prima specificità –evidenziata con forza dal Presidente della Corte d’Appello dell’Aquila nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2012 – richiama Di Benedetto – è costituita dalla ridottissima accessibilità della sede giudiziaria dell’Aquila e di qualsiasi altra possibile sede diversa da Sulmona, dai territori di molti dei Comuni di alta montagna appartenenti al circondario di Sulmona (Alto Sangro).

Si tratta dei Comuni più elevati dell’Italia peninsulare, taluni ubicati sino ad oltre 1300 metri di altitudine (Pescocostanzo 1395, Rivisondoli 1320, oltre Roccaraso 1250, Opi 1250), privi di collegamenti ferroviari o di diretti collegamenti di linea col capoluogo di provincia e raggiungibili da esso unicamente col mezzo privato, su percorsi di alta montagna che arrivano sino ai 160 km di distanza,  con temperature che in periodo invernale scendono sino ad oltre 20 gradi sotto lo zero e tempi di percorrenza oscillanti fra le due ore, nelle migliori condizioni climatiche, e le  oltre tre ore, nelle peggiori condizioni climatiche. Di qui la formale richiesta dei Sindaci dei 36 Comuni del Circondario per la conservazione del Tribunale di Sulmona.

Tale specificità, per la stretta inerenza ai principi dell’art. 24 Cost, impone di segnalarne l‘importanza con particolare energia.

Ad essa si attaglia in pieno la raccomandazione contenuta nella relazione del CSM al Parlamento sullo stato della Giustizia del 15 luglio 1996 (richiamata nella Delibera del 13 gennaio 2010 sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie e nel cui solco si muove sia la Relazione del Gruppo di Studio sia lo stesso testo della legge 148/2011) affinché nei territori montani caratterizzati da particolari difficoltà di accesso -come “ad esempio nei tribunali siti nell’arco alpino”- l’ufficio giudiziario sia “conservato comunque… dotandolo di adeguate strutture”.

Si tratta di raccomandazione che costituisce corollario delle garanzie dell’art. 24 Cost., potendo la sua violazione comportare, per le popolazioni di quei territori, condizioni di tale difficoltà nell’esercizio di diritti costituzionali (e comunque di tale squilibrio rispetto ad eventuali contraddittori residenti in prossimità della sede giudiziaria), da poter essere considerate equivalenti, nella consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale, alla lesione dei diritti medesimi (ex multis  Cost. 342/1999).

II Specificità – Premessa

Innaturale distribuzione degli uffici sul territorio – Area “vuota” di oltre 6600 Kmq – Aree confinanti “innaturalmente dense”

Ulteriore specificità, in parte consequenziale alla precedente, è quella legata all’innaturale distribuzione territoriale degli uffici derivante dall’applicazione dei soli criteri sinora considerati nella Relazione.

Un’area di 660 kmq rimarrebbe priva di tribunali

Qualora i risultati della Relazione venissero integralmente accolti la geografia giudiziaria della Regione Abruzzo sarebbe caratterizzata:

da un’area nordorientale con elevata densità di uffici giudiziari (sino al caso limite dei due Tribunali di Pescara e Chieti collocati a 18 km l’uno dall’atro) largamente al di sopra della media nazionale;

da una vasta area, corrispondente all’intera metà meridionale dell’Abruzzo (circa 6600 kmq) totalmente priva di sedi giudiziarie, con densità di uffici largamente al di sotto della media nazionale:

della contiguità di tale area col territorio del Distretto di Campobasso, di essa meno esteso (kmq 4.438), con minori altitudini, minori difficoltà di accesso e minore popolazione, ma per il quale la norma della lett. f) comma 2, (secondo cui in ciascun distretto dovranno essere conservati  “non meno di tre tribunali con relative procure della repubblica”), rende necessaria la conservazione di tutti gli attuali tribunali “con le relative procure della repubblica”.

Di qui l’irrazionalità dell’articolazione territoriale che ne seguirebbe e la disparità di trattamento fra situazioni più svantaggiate, cui vengono riservate peggiori condizioni di accessibilità (Abruzzo meridionale, 6600 kmq, à nessuna sede di tribunale) e situazioni meno svantaggiate cui vengono riservate migliori condizioni (Molise, 4.438 kmq, à tre sedi di tribunale; area Pescara – Chieti due sedi di tribunale );

Ne deriva una distribuzione degli uffici sul territorio palesemente irrazionale che si risolve nella violazione del valore costituzionale della naturalezza del giudice (art. 25 della Costituzione) secondo quella che è la definizione, accolta nella Relazione, di principio di “razionale frammentazione e collocazione sul territorio degli uffici”,  autonomo e distinto da quello della precostituzione per legge,  (pag. 21 Rel).

Val quindi la pena segnalare che, nel caso in cui fossero interamente recepiti i risultati del Relazione, l’ipotesi di scuola, riportata nella Relazione stessa, del “giudice precostituito e però innaturale”, si attaglierebbe a pieno titolo alla geografia giudiziaria dell’Abruzzo, atteso che taluni territori (Alto Sangro) verrebbero relegati a distanze che arrivano sino a 160 km dalla sede giudiziaria, mentre altri verrebbero favoriti da un’incomprensibile sovrabbondanza di uffici.

Il risultato complessivo sarebbe quello di una geografia giudiziaria in cui non sarebbe riconoscibile alcun disegno razionale e di equa distribuzione delle risorse, tale comunque da rendere evidente la finzione giuridica in cui si risolverebbe il successivo collegamento istituito nella Relazione fra naturalità del giudice e territorio provinciale.

–         Il giudice provinciale quale giudice naturale – criterio tendenziale

Il criterio, adottato nella Relazione, della coincidenza del giudice naturale con la sua appartenenza al territorio provinciale va necessariamente inteso in senso tendenziale, tale, cioè  da istituire nient’altro che una praesumptio iuris, fra la presenza del primo e del secondo ufficio, presunzione suscettibile di essere superata tutte le volte in cui la situazione concreta, per determinate contingenze storiche (quali, nella specie, quelle che hanno determinato in Abruzzo l’istituzione di due province, a distanza di 18 km l’una dall’altra e dell’assenza di qualsiasi provincia nella vasta area meridionale della Regione) presenti aspetti tali da far sì che l’automatica applicazione di tale criterio conduca a risultati in contrasto col contenuto ultimo del principio, costituito, come  già visto, dalla “razionale frammentazione e collocazione sul territorio degli uffici”.

Diversamente il principio della coincidenza del giudice naturale con quello precostituito per legge, condivisibilmente disatteso nella Relazione, verrebbe surrettiziamente reintrodotto per effetto dell’individuazione della legge istitutiva del giudice nella legge istitutiva della provincia, con equiparazione peraltro di ragioni non interamente sovrapponibili, quali quelle che presiedono alle definizione territoriale di due uffici con diversi fini e i diversi riferimenti costituzionali e con eccessivo rilievo di un modello, quale l’ente provincia, la cui la valenza risulta oggi fortemente attenuata dai progetti di accorpamento e ridimensionamento da cui è interessato.

             II Specificità

Innaturale distribuzione degli uffici sul territorio. Necessità di ricavare dal principio dell’art. 1, comma 2  lett. f) L. 148/2001 ratio coerente  coi principi costituzionali

Nella norma della lett. f) comma 2, art. 1 L. 148/2011 -in base alla quale in ciascun distretto dovranno essere conservati  “non meno di tre tribunali con relative procure della repubblica”- la Relazione ravvisa una “funzione di contenimento specifico dell’applicazione dei restanti criteri”.

Chi scrive condivide tale premessa – osserva ancora il Presidente del Tribunale –  È però evidente la necessità di cogliere nelle modalità di detto “contenimento” una ratio riconoscibile, capace di superare le “incongruenze” segnalate nella stessa Relazione e le “significative ed ingiustificate eccezioni” cui la applicazione della norma darebbe luogo (pag. 12 Relazione) qualora la sua operatività fosse realmente circoscritta al dato, puramente formale e casuale, dell’attuale esistenza in ciascun distretto di due o tre tribunali, talvolta peraltro, come nel caso dell’Abruzzo rispetto al distretto di Campobasso, in condizioni di clamorosa contiguità .

Di qui l’esigenza, nell’interpretazione costituzionalmente conforme di tale norma, di ravvisare in essa un limite all’eccessiva rarefazione degli uffici sul territorio e un corrispondente criterio di minima densità degli uffici giudiziari da garantire, in analoghe proporzioni e quale espressione di naturalezza del giudice, nelle restanti parti del territorio nazionale in cui siano riconoscibili analoghe realtà territoriali.

Trattasi naturalmente di criterio elastico, non riducibile entro rigidi parametri numerici, ma che chiama il Governo a non omettere, nell’esame delle specificità territoriali, la necessaria valutazione comparativa fra le diverse situazioni e ad evitare macroscopiche e irragionevoli diversificazioni nella distribuzione delle risorse su territori, specie se contigui, aventi identiche caratteristiche orografiche ed infrastrutturali.

L’irragionevolezza, d’altra parte, dell’esito contrario –dato dallo svuotamento di intere aree a fronte di un’inspiegabile duplicazione di uffici in altre aree- impone di ravvisare in tale principio un criterio inteso a conformare l’intero processo di revisione della geografica giudiziaria e ad assicurare che gli uffici siano razionalmente ed uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Verrebbe in tal modo offerto un criterio discrezionale di minima densità territoriale da garantire in tutto il territorio nazionale .

 Per quel che riguarda la recente storia della Regione Abruzzo occorre segnalare che il Consiglio Regionale, chiamato ad esprimere il proprio parere sulle proposte di legge per l’istituzione delle province di Sulmona e Avezzano, entrambe sostenute dalle delibere della totalità dei Comuni dei rispettivi circondari, riconobbe in entrambe le proposte i requisiti di omogeneità geografica e socio economica richiesti per l’istituzione dei due enti (allegato 3).  La successiva mancata approvazione in Parlamento fu motivata con l’insufficiente popolazione di entrambi i territori, cui furono tuttavia riconosciuti, per caratteristiche orografiche e socio-economiche, la totalità dei requisiti di due distinte “province naturali” .

 L’omogeneità del territorio e la naturalità storica del Tribunale di Sulmona, con l’importanza che assume la sua conservazione al fine della razionale distribuzione degli uffici sul territorio, è emblematicamente dimostrata dalla cartina dell’Italia nell’anno 1748 tratta dal volume dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani “L’Italia e la sua Storia” Roma 2011, pag. 27. Il perfetto quadrilatero costituito dalle quattro più importanti città dell’Abruzzo dell’epoca (Teramo Chieti, Sulmona e L’Aquila) dimostra come Sulmona costituisse elemento essenziale della razionale ed equilibrata organizzazione del territorio della Regione Abruzzo.

Al giorno d’oggi l’insolita vicinanza delle province di Chieti e Pescara ha notevolmente mutato il quadro.

Ciò è avvenuto con l’istituzione della provincia di Pescara, la città oggi largamente più popolosa della Regione, ma che all’epoca (1927) aveva un’assai minore importanza nel panorama regionale. La sua elevazione a provincia -decisa dal regime  fascista per ragioni in gran parte legate al prestigio anche politico del poeta D’Annunzio- determinò la necessità di ritagliare, dalla province di Teramo, Chieti e L’Aquila un lunga e stretta striscia di territorio, lungo il fiume Pescara, protesa sino all’interno della Valle Peligna o Conca di Sulmona, dal cui Circondario furono perciò ritagliate varie porzioni di territorio naturalmente gravitanti sulla vicina Sulmona. Detti territori soltanto a partire da quel momento furono accorpati al Tribunale di Pescara, e ciò, non in considerazione di inesistenti appartenenze naturali, ma unicamente allo scopo di dotare la nuova provincia di un’accettabile entità demografica; esigenza oggi largamente superata dalla successiva esplosione economica e demografica della città di Pescara.

Al giorno d’oggi, l’inclusione di tali territori nel Circondario di Pescara, lungi dall’esprimere una qualche appartenenza naturale, costituisce nient’altro che un anacronismo, cui, anche alla luce dei progetti di accorpamento delle province di Chieti e Pescara, sarebbe opportuno porre rimedio attraverso la “restituzione” al Tribunale di Sulmona di territori da sempre appartenenti al suo “Circondario naturale” .

        II Specificità

Non comune centralità geografica della sede di Sulmona:

rispetto all’area che sarebbe destinata a rimanere  priva di tribunali

rispetto ai territori montani dell’Alto Sangro

 In relazione alle due criticità sopra indicate va quindi segnalato che la città di Sulmona presenta la specificità territoriale di una irripetibile centralità geografica (quasi  geometrica), sia in relazione alla vasta area dell’Abruzzo meridionale destinata, in caso contrario, a rimanere priva di Tribunali, sia rispetto ai territori dell’Alto Sangro che resterebbero altrimenti esclusi da ragionevoli condizioni di accesso alla sede giudiziaria

Ciò vuol dire che, in virtù di tale centralità, la conservazione del Tribunale di Sulmona si impone, non solo per ovviare ai problemi di accessibilità alla sede giudiziaria dei più alti e distanti territori interni dell’Abruzzo montano, ma anche quale indispensabile elemento di riequilibrio e razionalizzazione dell’intero territorio abruzzese, e ciò tanto in relazione agli elementi di irrazionalità interni al suo territorio, quanto in relazione alla generale distribuzione degli uffici sul territorio nazionale.

Da segnalare infatti è la circostanza che la centralità geografica della Città di Sulmona (anche in tal caso quasi geometrica) è tale non solo rispetto al territorio abruzzese ma anche rispetto alla più vasta area di territorio nazionale delimitata dai Tribunali di Teramo, L’Aquila, Rieti, Tivoli, Velletri, Latina, Frosinone, Isernia, Campobasso, Larino, Chieti, Pescara e Teramo, in buona sostanza rispetto all’area delimitata dall’angolo che dal vertice di Roma si apre fino all’adriatico  lungo le due direttrici di Isernia e Larino a Sud e di L’Aquila e Chieti a Nord.

La centralità della sede del tribunale peligno

Tale centralità geografica rende la sede di Sulmona tanto più strategica e irrinunciabile quanto più radicali (paradossalmente) fossero i progetti di soppressione di uffici giudiziari, posto che solo intorno a sedi collocate in posizioni centrali, di facile e uguale raggiungibilità dalle diverse direttrici, può realizzarsi il più ampio ed economico progetto di centralizzazione (sino ad oltre 180.000 abitanti entro tempi massimi di percorrenza non eccedenti l’ora e sino a 200.000 abitanti entro tempi massimi non eccedenti gli 80 minuti) con conseguente aumento della popolazione inclusa nel suo circondario e delle sopravvenienze prodotte sino a limiti pienamente compatibili con i restanti criteri oggettivi già esaminati nella Relazione.

Ciò impone a chi scrive lo sgradevole compito di segnalare la necessità che, anche nell’ipotesi di soppressione della totalità dei tribunali non provinciali della Regione Abruzzo, la sede di Sulmona andrebbe comunque (e a maggior ragione) conservata, non solo in virtù dell’assenza di altre possibili sedi di riferimento per i già menzionati territori dell’Alto Sangro, ma anche per la necessità di raccogliere intorno ad essa, col minor danno per le popolazioni e i minori costi per lo Stato, la gran parte dei territori dei tribunali soppressi a loro volta non ragionevolmente aggregabili ai residui tribunali provinciali.

      III  Specificità

Valenza economica della centralità geografica della sede di Sulmona

Risparmi di spesa e incrementi di efficienza

Non meno rilevante è l’importanza di tale centralità ai fini degli obiettivi di risparmio e recupero di efficienza perseguiti dalla riforma.

Sebbene tali obiettivi non siano indicate nella parte espressamente dedicata ai criteri, la loro indicazione fra le finalità complessive dell’intervento ne rende implicita la valutazione prioritaria.

Va perciò segnalato che una riforma ispirata a finalità di risparmio si porrebbe in evidente contrasto con i suoi stessi obiettivi se trascurasse di tener conto dello speciale valore che, in ogni studio di ordine economico, si riconosce al requisito della centralità geografica delle sedi e della loro facile e uniforme accessibilità dalle diverse parti del territorio.

Ciò impone una apposita riflessione sullo speciale rilievo economico della centralità geografica della Città di Sulmona per i risparmi di spesa che è in grado di offrire e dai quali non è possibile prescindere –specie nella presente fase economica- in attuazione di una legge che li indica fra le proprie finalità.

Intuitivi, sulla base di elementari criteri di economia, sono infatti i risparmi che discendono dalla centralità in termini, quanto meno:

–          di costi di mobilità delle forze di polizia;

–          di costi di traduzione di detenuti,

–          di costi sociali per utenti e per le microeconomie dei centri interessati;

–          di costi pubblici per notifiche, sopralluoghi, rogatorie, esami a domicilio etc.

Ma altrettanto evidenti gli incrementi di efficienza in termini di tempestività degli interventi, controllo del territorio, conoscenza delle specificità.

Di qui la contraddittorietà di un intervento legislativo, ispirato a finalità di risparmio e incremento di efficienza, che sopprimesse la sede più di tutte idonea, in virtù della sua centralità, a realizzare i più evidenti ed elementari risparmi che è lecito attendersi da ogni progetto di accentramento.

Un’approssima valutazione del minimo valore economico delle centralità è offerto dagli indici di incremento dei costi di mobilità che deriverebbero dalla soppressione del Tribunale di Sulmona

IV  Specificità

Risparmi di spesa e incrementi di efficienza

Sedi gratuitamente messe a disposizione

Mq 9400 coperti abitabili + mq 400 per archivi

mq 500 (parcheggio coperto) + mq 1800 (parcheggio scoperto)

 Analogo discorso va ripetuto per il vasto patrimonio immobiliare gratuitamente messo a disposizione del Ministro di Giustizia dal Comune di Sulmona.

Con apposite delibere di Giunta il Comune di Sulmona si è impegnato a concedere in comodato gratuito al Ministero di Giustizia, all’unica condizione della loro destinazione a sede centrale di Tribunale, i seguenti palazzi

l’attuale palazzo di giustizia  (5300 mq coperti), di moderna realizzazione e recentissima ristrutturazione, munito di impianto fotovoltaico (24 kw ora) che ne assicura la parziale autonomia energetica;

altro palazzo vicino di recente realizzazione (3500 mq.);

palazzo storico (mq. 700), appena restaurato, ubicato nel centro storico e da riservare ad uffici di documentazione giuridica e di rappresentanza.

Il tutto per complessivi 9400 mq coperti, da destinare agli uffici, cui sono da aggiungere ulteriori mq 400, ubicati nei sotterranei e destinati ad archivi, il parcheggio coperto, di mq 500, e il parcheggio scoperto di mq 1800.

Ciò in previsione anche di eventuali ampliamenti del circondario.

Va in infatti precisato che il Comune si è impegnato a concedere in formale comodato gratuito:

-l’attuale palazzo, già gratuitamente concesso, per il caso di conservazione dell’ufficio giudiziario nel suo attuale circondario,

-il Palazzo storico (Pretorio) per il caso di ampliamento da 120.000 a 140.000 abitanti;

-l’ulteriore nuovo Palazzo per il caso di ampliamento ulteriore o di successiva crescita demografica da 140.000 sino 250.000 abitanti.

Si tratta di cospicua e moderna dotazione immobiliare concessa in uso gratuito al Ministero e collocata nella già descritta posizione di non comune centralità geografica rispetto all’area interessata dal programma di soppressioni.

Difficilmente comprensibile, in tale situazione, oltre che contraddittoria, come si è detto, con le finalità di risparmio indicate nella legge, sarebbe la scelta di rinunciare a tali gratuite dotazioni immobiliari per realizzare ex novo nella città dell’Aquila il palazzo di giustizia in cui ospitare i tribunali soppressi  di Avezzano e Sulmona.

Anche sotto tale riguardo si segnalano le indicazioni dello stesso Presidente della Corte d’Appello il quale nella missiva in data 6 dicembre 2011 ha inequivocamente affermato che “gli edifici in cui sono attualmente insediati gli uffici giudiziari dell’Aquila, nelle località Bazzano e Pile, sono sicuramente ed evidentemente inidonei – in considerazione della limitata estensione degli spazi disponibili, già utilizzati anche al di là delle loro normali capacità ricettive- ad accogliere l’ulteriore numero di dipendenti, di utenti e di documenti che dovessero eventualmente provenire da codesto Tribunale in caso di sua soppressione.”

V Specificità

Risparmi di spesa e incrementi di efficienza

Contiguità del Tribunale con la più importante struttura carceraria della Regione

Programma di riduzione delle traduzioni

Ulteriori opportunità di risparmio sono da collegare alla presenza nella città di Sulmona della più importante struttura penitenziaria della Regione (450 detenuti) in corso di ulteriore ampliamento (sino a 650 detenuti).

Anche in tal caso la rinuncia alla contiguità fra strutture naturalmente destinate ad interagire è di per se stessa in contrasto con elementari criteri di economia e di efficienza essendo notorio che la contiguità costituisce al tempo steso fattore di risparmio e di ottimizzazione delle risorse.

Nella specie intuitivi sono i risparmi realizzati e realizzabili attraverso l’ottimizzazione delle interazioni fra le due infrastrutture.

●Primo evidente risparmio, è quello realizzato con l’ubicazione all’interno della struttura penitenziaria del carcere circondariale con conseguente unificazione e risparmi nei servizi comuni.

●Ulteriori risparmi sono quelli conseguiti e conseguibili in virtù dell’utilizzazione, nelle rogatorie o videoconferenze riguardanti i detenuti ristretti all’interno della struttura, dei magistrati o del personale di cancelleria del Tribunale di Sulmona senza costi di missione e trasporto che occorrerebbe affrontare nel caso in cui dette prove dovessero acquisirsi con i magistrati o il personale del Tribunale dell’Aquila (77 km).

Negli scorsi anni il numero delle rogatorie eseguite dai magistrati del Tribunale è stato di circa 40 l’anno, e il numero delle videoconferenze di circa 90 l’anno senza costo alcuno di missione o trasporto per il personale di cancelleria o i magistrati impegnati in tali attività.

Ma si tratta di numeri destinati ad aumentare con progressione logaritmica per effetto della politica di drastica riduzione delle traduzioni iniziata a partire dall’atto di indirizzo 2012-2014 del Ministro di Giustizia e del decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211 in materia di “Interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri”, entrambi tesi alla limitazione delle “attività di traduzione delle persone detenute da parte delle forze di polizia”.

In virtù di tali disposizioni l’attività probatoria da svolgere in loco, all’interno della struttura penitenziaria, sarà destinata a soppiantare l’elevato numero di traduzioni dalle strutture penitenziarie ai vari tribunali della Penisola. Ovvie le aspettative di risparmio ma altrettanto evidente che tali aspettative resterebbero parzialmente vanificate nel caso in cui le più grandi infrastrutture penitenziarie non potessero avvalersi, per le sempre più numerose videoconferenze e rogatorie da svolgere al loro interno, del personale e dei magistrati dei Tribunali locali, dovendo in tal caso la P.A. comunque ovviare ai costi, per missione o trasporto dei magistrati e del personale del tribunale provinciale (nel caso di soppressione del Tribunale di Sulmona, quelli del Tribunale dell’Aquila a 77 km).

Anche sotto tale profilo quindi la cifra economica della contiguità fra struttura penitenziaria e giudiziaria è destinata a crescere.

●Ulteriori risparmi infine sono quelli, non preventivabili, legati alla ulteriori proficue interazioni che possono efficacemente instaurarsi fra le due strutture a partire da quella, in corso di sperimentazione, per l’utilizzazione di detenuti idonei e meritevoli in attività di supporto all’informatizzazione della struttura giudiziaria (allegato 4).

Diseconomie e fattori di inefficienza – Assenza di un Ufficio di Sorveglianza

Evidente fattore di rischio e inefficienza -oltre che di ingiustificato aggravio di costi in contrasto con i recenti provvedimenti tesi alla riduzione delle traduzioni di detenuti- è l’assenza presso la struttura penitenziaria di Sulmona di un Ufficio di Sorveglianza.

Va al riguardo precisato che presso la struttura penitenziaria di Sulmona sono attualmente ospitati 450 detenuti o internati fra cui una sez 41 bis Alta Sicurezza e una sez. per coll. giustizia. Entro il 2013 tale struttura sarà ampliata in modo da poter accogliere sino a  650 detenuti.

Sulla base dei dati forniti dal Direttore si segnala quindi che nel 2010 si sono avuti:

222 ordini di traduzione verso il Magistrato di Sorveglianza di L’Aquila.

162 ordini di traduzione verso il Tribunale di Sorveglianza di L’Aquila.

In totale 384 traduzioni, con impegno di 6 ore circa per ogni traduzione e impiego di 452 agenti complessivi.

Di qui tempi di impegno ed esposizione al rischio di 2304 ore per i detenuti e 2712 ore lavoro per gli agenti, sottratti in tal modo anche all’attività di vigilanza nelle case di reclusione e lavoro. Tali dati al termine dell’ampliamento è prevedibile crescano a 3.328 ore per i detenuti e a 3.917 ore lavoro per gli agenti

Difficile quantificare i maggiori costi per personale

Quanto alle spese per solo carburante, manutenzione mezzi e missione personale esse sono state, sulla base dei dati forniti dal Comandante della Polizia Penitenziaria, di € 154.292 nell’anno 2010 suscettibili di aumento sino a € 222.866 al termine dell’ampliamento.

In tale quadro il primo utile intervento sarebbe quello dell’istituzione a Sulmona di un Ufficio di Sorveglianza capace da solo di azzerare numeri, costi e rischi delle traduzioni.

Contraddittoria, viceversa, con tale esigenza è la previsione di sopprimere addirittura il Tribunale esistente

Ancor più evidente infatti sarebbe in tal caso la diseconomia data dalla separazione di due uffici giudiziari, allocabili, nel caso di Sulmona, all’interno dei medesimi palazzi messi a disposizione del Comune con comuni strutture e servizi di supporto.

Emblematica vicenda di insostituibile interazione fra struttura giudiziaria a penitenziaria

Sul piano dell’efficienza l’importanza della contiguità fra struttura carceraria e struttura penitenziaria, al centro di un così vasto ed elevato territorio, ha avuto una recente emblematica dimostrazione in occasione delle eccezionali precipitazioni nevose verificatesi nel febbraio del 2012.

In tale occasione gli obblighi internazionali legati al mandato di cattura emesso dall’A. G. della Repubblica di Romania nei confronti di un detenuto ristretto presso la struttura penitenziaria di Sulmona hanno potuto essere tempestivamente assolti dallo Stato Italiano, nonostante l’impossibilità, determinata dall’interruzione dei collegamenti, di tradurre il detenuto presso la Corte d’Appello dell’Aquila, unicamente grazie alla delega all’assunzione dell’interrogatorio del detenuto disposta dal Presidente della Corte d’Appello dell’Aquila al Presidente del Tribunale di Sulmona.

Ove la struttura giudiziaria di Sulmona non avesse potuto supportare quella penitenziaria l’obbligo internazionale non avrebbe potuto essere assolto suscitando nell’A.G. Rumena il comprensibile interrogativo sul criterio (di economia ed efficienza) che può aver consigliato la scelta di tenere così separate e lontane (77 km) struttura penitenziaria e struttura giudiziaria.

VI Specificità  –

Integrità del territorio regionale

Di non trascurabile rilievo, infine, sono i pericoli di disaggregazione territoriale, segnalati con particolare energia del Presidente della Regione Abruzzo nel caso di soppressione del Tribunale di Sulmona

Segnala il Presidente della Regione che se Sulmona perderà il Tribunale i processi centrifughi presenti nella parte meridionale della Regione saranno inevitabilmente esacerbati. La vicinanza di Isernia a tale territorio (42 min) in relazione all’eccessiva lontananza dell’Aquila (oltre 2 ore) è attualmente bilanciata unicamente dal sistema sorto intorno al Tribunale di Sulmona (49 min.). Ovvia la conclusione che la soppressione di tale Tribunale con accorpamento del suo territorio al circondario dell’Aquila o, a maggior ragione, (ove ritenuto possibile) al circondario di Isernia, renderebbe inevitabile, nel medio periodo, il passaggio dell’Alto Sangro nella Regione Molise.

Di qui la valutazione che il Presidente della Regione Abruzzo ha dato della soppressione del Tribunale di Sulmona quale atto capace di minare l’integrità del territorio regionale.

In tale missiva egli segnala:

– le “specificità territoriali costituite (a) dalla particolare vicinanza dei centri dell’Alto Sangro al capoluogo molisano di Isernia, (b) dalla parallela attrazione esercitata …, a bilanciamento di quella di Isernia, dal ….Tribunale di Sulmona, (c) dal conseguente squilibrio e dall’elevato pericolo… per gli attuali confini regionali… dell’ipotizzata soppressione di tale ufficio;

– “il grave danno che verrebbe arrecato all’integrità territoriale della Regione Abruzzo nel caso di soppressione del Tribunale di Sulmona”

– l’importanza della conservazione di tale ufficio “in considerazione della sua strategica funzione di collante dell’attuale territorio regionale”.

Di qui la conclusione che “la conservazione del Tribunale di Sulmona risponde a prioritarie ed irrinunciabili esigenze dell’Ente da me rappresentato”.

Attuale rispondenza del tribunale di Sulmona agli standard di “produttività”  individuati nella relazione

La tabella dei dati allegata alla Relazione del Gruppo di Studio Ministeriale riconosce al Tribunale di Sulmona un indice di produttività per magistrato di  638,4. Tale dato è identico a quello della produttività media dei “tribunali ideali” con organico da 21 a 30 magistrati al cui modello secondo la Relazione dovrebbero conformarsi tutti i Tribunali Italiani.

Ciò vuol dire che il Tribunale di Sulmona già realizza gli standard di efficienza perseguiti nella relazione e che il sacrificio della sua soppressione non potrebbe essere compensato da alcun apprezzabile (e ipotetico) incremento di efficienza.

 Dimensionamento dell’ufficio

Una volta esclusa, per il complesso delle ragioni sopra indicate, la soppressione del Tribunale di Sulmona il suo adeguamento alle dimensioni ritenute ottimali per il corretto funzionamento dell’ufficio andrà compiuto, ove possibile, sulla base dei criteri indicati nella Relazione e quindi ridistribuendo fra quelli residui il territorio di quelli soppressi. Anche in tal caso la centralità geografica di Sulmona renderebbe tale operazione più equa e razionale che in qualsiasi altra ipotesi. Ciononostante il rilievo costituzionale di talune delle ragioni sopra indicate imporrebbe la conservazione dell’ufficio giudiziario in ogni caso e quindi anche nell’attuale ridotta dimensione, ciò sulla scorta di quanto ripetutamente segnalato dal CSM (Relazione Parlamento sullo stato della Giustizia 15 luglio 1996 e Delibera 13 gennaio 2010) con la raccomandazione che nelle situazioni montane più disagiate, come “ad esempio nei tribunali siti nell’arco alpino”,  la presenza dell’ufficio giudiziario sia assicurata “comunque” e dotata “di idonee attrezzature e risorse”.