Ora pure la beffa di una giunta tematica

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ESILARANTE CONCLUSIONE DELLA VISITA DI D’ALFONSO

12 APRILE 2015 – Il disastro di ieri nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco si è colorato di beffa quando il presidente della giunta regionale,

D’Alfonso, ha annunciato di voler tenere una riunione di giunta a Sulmona: entro dieci giorni convocherà una “giunta tematica, aperta alle istituzioni locali e alle rappresentanze cittadine”. Magari come quella che ha sancito la chisura della guardia medica a Campo di Giove.

Dopo aver insolentito l’uditorio, dando del bugiardo a più di un intervenuto (senza che nessuno che aveva la spocchia e la sicumera di dirigere la riunione-farsa pericolosissima per l’ordine pubblico, lo richiamasse al rispetto verso gli interlocutori), il presidente eversivo (che disapplica un deliberato del consiglio raggiunto con metodo democratico e indubbiamente legittimo e regolare) si è prenotato per un’altra passeggiata nella città che sta maltrattando con la complicità di asserviti personaggi come Franco La Civita e Bruno Di Masci, ancora referenti di questo modo antico di fare politica prendendo in giro le persone in buona fede.

D’Alfonso deve una parte del successo alla sostanziale assenza di un sindaco. Quello che si nascondeva era impaurito e in quell’aula avrebbe fatto volentieri a meno di mettere piede e farebbe a meno di entrare in un qualsiasi consiglio comunale che gli chiedesse conto di come si sta comportando.

Ottima la scelta di Alberto Di Giandomenico di muovere una provocazione  a D’Alfonso (come aveva già fatto, in presenza di uno stralunato Andrea Gerosolimo) e invitarlo a parlare della soppressione dei punti nascita. Ma in un’aula consiliare si va per confrontarsi con metodo democratico (secondo il dettato costituzionale dell’art. 49), non per subire la censura, degli stessi organizzatori, su ogni aspetto incisivo della denuncia contro una amministrazione dei servizi faziosa e strumentale. E, soprattutto, in un’aula dall’alto valore simbolico, non si fa entrare chi viola un deliberato del Consiglio regionale: tanto meno, poi, si fa entrare chi, come D’Alfonso, non ha più neanche una maggioranza sull’argomento. Non rappresenta che se stesso e, quindi, non ha neanche la dignità di interlocutore istituzionale, almeno fino a quando non riuscirà a far votare una delibera diversa e contraria a quella che ha subìto con la faccia di bronzo di chi pensa di manipolare la soldataglia al seguito.

Se, poi, si pensa che un buon risultato è già quello di aver fatto parlare D’Alfonso sull’argomento, non ci si deve meravigliare che l’epilogo sarà lo stesso della battaglia per il tribunale, al termine della quale si è tracciato un bilancio positivo per aver fatto parlare del tribunale Birritteri, Pelino, Legnini, cioè proprio quelli che lo riducevano in cenere. E intanto i fascicoli prenderanno il volo tra due anni.  Ci hanno levato il tribunale, ma quante gliene abbiamo… fatte dire.

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