PAOLA PELINO CONTRO LA MACCHINA DEL FINGO

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GLI EQUIVOCI DOVUTI ALLE INTERRUZIONI DELLA CORRENTE

6 MARZO 2015 – Paola Pelino, senatrice eletta a Sulmona,  insieme ad altre quattro parlamentari di Forza Italia, “si è scagliata contro la macchina del fango” (sono parole del giornale radio Rai) della divulgazione delle intercettazioni telefoniche di conversazioni tra Silvio Berlusconi e Tarantini per programmare incontri tra giovanissime aspiranti nella ricerca di lavoro e “persone che possono far lavorare chi vogliono”, purchè le ragazzine fossero “molto carine”, “molto belle” e sapessero di trovarsi di fronte a “uomini che possono decidere del loro destino”.

“Come dare torto a Paola Pelino?” ci chiedevamo quando le continue interruzioni della corrente ci impedivano di sentire bene le notizie dell’alba. Rappresenta la parte sana di Sulmona, che non per niente l’ha eletta e si aspetta che faccia sentire forte il suo dissenso dalla ipocrisia. Avevamo inteso, infatti, che si batteva contro la “macchina del fingo” (reminiscenze, forse, della necessaria rima con “Gringo” nella pubblicità della carne in scatola Montana). Perché stendere un velo pietoso su come vanno le cose per le assunzioni di giovani leve del giornalismo? Perché non dire che c’è del marcio dappertutto; perché meravigliarsi che per trovare un posto si deve essere carine e assecondare uomini che “possono far lavorare chi vogliono”? Quella di Pelino è una difficile crociata contro la macchina del “fingo”: basta con le recite a soggetto nei concorsi. Fare la domanda, presentare il curriculum, una laurea, una ricerca, gli articoli di giornale scritti magari dal fronte di guerra. Adesso si fa in un altro modo, è inutile negarlo: basta frequentare gli uomini che possono cambiare il destino alle ragazzine.

Pur sempre legati al concetto di meritocrazia, non potevamo peraltro negare che prendersela così con il sistema dei concorsi e delle selezioni non è questione di poco coraggio. Tra una interruzione e l’altra, segnate dalla sirena della banca in Piazza XX Settembre, che tormenta le notti sulmonesi più della… tormenta di neve, ci preparavamo già alla prossima iniziativa di legge pelina: dopo le interrogazioni contro la chiusura del tribunale, della caserma, del punto nascite, della Crodo, la senatrice sulmonese si sarebbe battuta anche contro la chiusura del lupanare allestito dal suo capo insieme all’interlocutore di uguale pregio per reclutare le nuove promesse del giornalismo?

Poi ci siamo collegati ad internet con un gruppo di continuità e la realtà si è manifestata in tutto il suo fascino. Paola Pelino si indigna non per la mortificazione che Berlusconi riservava a tutti i giovani capaci e non raccomandati; non per il filtro della sottomissione alle porcherie dei “vecchietti, ma con tanto potere” (come un presidente del consiglio in carica si premurava di definire); non per il destino di tutte le giovani risorse dell’università e della cultura in Italia che non hanno familiarità con le pratiche gradite da bavosi vecchietti. Si indigna e si scaglia perché queste conversazioni vengono divulgate; allestisce a usa la macchina del fango al contrario, per ricoprire, con il suo capo, l’Italia stessa di fango; figuriamoci se poteva fare sentire il suo dissenso sulla chiusura del tribunale di Sulmona e se poteva protestare con il capo.