Papa e city manager

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Un papa costa sempre meno di un city manager

“E’ già stato ampiamente spiegato che l’operazione attivata per avviare i lavori pubblici, già approvati,

ma accelerati per l’arrivo del Papa, è stata necessaria per consentire la massima celerità e che nulla sarà sottratto alla riparazione degli edifici pubblici cui sono destinate le somme”. Torna sulla polemica per le spese il sindaco Fabio Federico a due settimane dalla visita di Benedetto XVI a Sulmona. E insegue l’opposizione sul tema delle spese del Comune, mettendo in risalto che la conferenza stampa dell’opposizione giunge con singolare coincidenza proprio il giorno della sentenza con la quale la Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto la richiesta rivolta contro il Comune di Sulmona da un “Direttore Generale, nominato dal centro sinistra la scorsa legislatura, tesa ad ottenere le indennità di reggenza, a giudizio del Magistrato non dovute”. “Questa sentenza – conclude Fabio Federico – determinerà un notevole risparmio per le casse dell’amministrazione e quindi per le tasche dei cittadini”. La nota del sindaco è introdotta da un ironico riferimento alla grande conflittualità nel pd: “Occorre innanzitutto registrare che si è tenuta una conferenza stampa della minoranza senza contusi e questo già depone per un clima di tranquilla operosità”.

Non abbiamo riportato tutti i termini del confronto che in città si va esasperando su quello che si spende per la visita del Papa. Abbiamo solo detto che Sulmona è l’unica città al mondo dove la notizia del viaggio di un papa viene trattata in relazione alle spese necessarie. Non c’è motivo di pensare che il sindaco si esponga al grave rischio di affermare che i soldi non vengono distratti dalle provvidenze del terremoto, se non altro perchè è ancora così lungo il suo mandato che la verifica sarebbe imbarazzante se finisse per attribuirgli la patente di bugiardo prima della riconferma nelle prossime elezioni.  Il riferimento alla istituzione di un “city manager”, che costava alla città somme elevate, induce, poi, a farsi una domanda: posto che una differenza non si è avvertita da quando quel posto è stato abolito, non è che, alla fine, la città si sarebbe potuta permettere una visita di papa ogni anno se la sinistra non avesse avuto quell’idea?