“Parte la Fondovalle” ma è vecchia fiaba che beatamente ancor la crede il popolo

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un viadotto della Fondovalle Sangro come è rimasto dagli anni Settanta

6 OTTOBRE 2017 – Squillano ancora le trombe per la Fondovalle Sangro.

“Il Messaggero” di oggi, nella prima pagina regionale, titola in apertura: “Fondovalle Sangro, si parte” e riferisce dell’appalto di 190 milioni, quanto non costò tutta l’autostrada da Roma a Pescara, che destò stupore quando fu inaugurata a… un miliardo di lire a chilometro.

Nell’opera “Andrea Chenier” si legge un passo quanto mai adatto al notizione di oggi: “E’ vecchia fiaba che beatamente ancor la crede il popolo”. Si “parte” per la fondovalle? Si era già partiti all’inizio degli anni Settanta o forse addirittura alla fine degli anni Sessanta (nella foto un viadotto come è rimasto e come non può nasconderlo D’Alfonso): si erano dilapidati soldi dello Stato e non si era arrivati alla conclusione. Adesso, come fanno i giocatori incalliti che debbono rifarsi per la perdita, lo Stato, con il condottiero locale D’Alfonso, alza la posta e si avventura nel “buio” del poker: spazzola tutti i fondi dei “masterplan” e li punta sulla fondovalle-bis, quella che sarà interrata perché i viadotti hanno dimostrato quello che tutti i geologi sapevano e, cioè, che alle falde della Majella non si possono costruire quelle opere. Si produce nel salto mortale finora vietato dalla spending review e tutti i soldi che gli abruzzesi si sono tolti di bocca risparmiando sulle opere di prevenzione degli incendi sulle montagne, sul rifacimento delle strade provinciali che hanno riportato in auge la comodità dei tratturi, sulla Sanità, vengono sotterrati nelle montagne dove talpe potenti scaveranno per dilapidare 36 milioni di euro al chilometro, al di sopra di tutti i criteri europei (190 milioni per 5,3 chilometri, una autentica vergogna nazionale; poi si aggiungeranno tutte le varianti e le altre spese in corso d’opera).

“Avremo un’autostrada dei due mari senza pedaggio” spara trionfale D’Alfonso; ma non dice che la doppia corsia della Fondovalle si imbatte nelle ristrettezze della vecchia strada per Napoli, dal confine tra Abruzzo e Molise e fino ad oltre il confine tra Molise e Campania. Certo, i dieci o venti chilometri in meno di percorrenza complessiva toglieranno il traffico dalla SS 17 che, dal Molise al casello autostradale (quello sì, autostradale…) di Pratola-Sulmona, svolge egregiamente la sua funzione.

Centonovanta milioni che abbiamo sottratto agli Italiani estorcendo ai professionisti il 70% del reddito in tasse varie, per buttarli nell’ebbrezza del “buio” al poker. Ma da oggi “parte” la Fondovalle, che è vecchia fiaba che beatamente ancora la crede il popolo. Fosse per caso lo stesso popolo che ha votato D’Alfonso e Legnini?