PARTE MALE IL PROCESSO A OVIDIO

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5 DICEMBRE 2011 – Mancano pochi giorni all’allestimento di un “processo a Ovidio” che contiene molte, interessanti suggestioni della contrapposizione tra accusa e difesa, ma che, soprattutto, è anticipato da una rappresentazione teatrale con attori che “reciteranno un immaginario dibattito svoltosi alla vigilia della decisione fatale: qui vedremo scorrere le figure di Ovidio, di Augusto, della moglie Livia Drusilla, della nipote Giulia minore, guidate da un Narratore”, come annunciano gli organizzatori, cioè il Rotary Club di Sulmona e l’associazione “Fabbricacultura”. Nella seconda parte si contrasteranno le parti del classico processo: accusa, difesa, giudice.

Il luogo sarà il Cinema Pacifico: il giorno venerdì 9 dicembre; l’esito è quasi scontato, visto che è già pronta la fase successiva, con il Consiglio comunale che recepirà una “eventuale” sentenza di assoluzione e la trasmetterà al sindaco di Roma per la “revoca” del decreto di relegazione. Autori sono Giuseppe Martocchia e Raffaele Giannantonio.

Bene, ottima iniziativa: ma la divulgazione dei contenuti del processo (che poi invaderà i mass media nelle intenzioni degli organizzatori) parte con una evidente mutilazione. Infatti, si parla della “ragion di stato”, che, insieme alla “volontà di moralizzare i dissoluti costumi di Roma soffocando la voce più emblematica della libertà di pensiero” e alla “necessità di far sparire un testimone scomodo per la famiglia imperiale”, dovette “motivare una decisione strana e controversa, dai contorni ambigui: il poeta conservò i suoi beni, la sua famiglia fu risparmiata, ma la decisione monocratica di Augusto fu confermata dal successore Tiberio, ed Ovidio morì in esilio lontano da Roma e dalla sua Sulmona”. Siccome i mass media in genere seguono l’apertura e la sentenza di un processo, dopo aver fatto scempio della riservatezza nelle indagini preliminari, sarebbe stato opportuno mettere in vetrina tutto quello che c’è di nuovo nel “caso Ovidio”, come si legge nelle documentatissime ricerche compiute da una decina d’anni ad oggi. Il Sulmonese, secondo questa tesi, avrebbe preso la parte di chi voleva che alla morte di Augusto salisse al vertice dell’Impero il valorosissimo Germanico, che però non aveva il “pregio” di essere figlio di Livia. Nella sezione “Ovidio” di questo sito sono riportati molti dei contributi che rigorosi lettori dei versi di Ovidio hanno articolato negli anni di poco precedenti il Bimillenario della relegazione. Ed è una traccia che fornisce argomenti d’oro alla difesa.

Per l’approfondimento dei motivi che portarono alla relegazione di Ovidio, rimandiamo agli articoli in questa sezione:

“Filo-antoniani del dopo Ovidio – Nuovi contributi letterari alle tesi anti augustee”;

“Il Paradiso può attendere – La coraggiosa ironia di Ovidio da Tomi”;

“Negli USA spopola la storia dell’esule peligno e del potere” ;

“La disfatta di Varo irrigidì l’imperatore – Fatale al poeta esiliato l’11 settembre dei Romani” ;

“OVIDIO – Cosa c’è dietro la vendetta di Augusto – Un giallo lungo più di duemila anni”;

“Qualcuno chiede la revoca del decreto”.