Per i “tribunalini” un documento salva-coscienze

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IL CONSIGLIO COMUNALE NON APPROFONDISCE LE RESPONSABILITA’ POLITICHE DELLE SOPPRESSIONI

30 LUGLIO 2012 – Dalle parole dell’avv. Maurizio De Tilla, presidente dell’Organizzazione Unitaria dell’avvocatura, al Consiglio comunale di stamane è emerso che i piccoli tribunali potrebbero non salvarsi tutti indistintamente, perchè su ciascuno di essi potrebbe

concentrarsi l’esame delle commissioni parlamentari prima che si passi alla fase esecutiva del decreto legislativo del 14 settembre 2011. De Tilla sta girando l’Italia per focalizzare le situazioni particolari; un po’ come sta facendo il Consiglio Nazionale Forense che sul suo sito istituzionale passa al vaglio ognuno dei “tribunalini”.

Ma il governo dei tecnici ha dalla parte sua un dato fondamentale: questa riforma è stata voluta da quasi tutti i partiti, certamente dal Pdl e dal Pd e, quindi, questa riforma è voluta dall’Italia intera, al di là delle distinzioni. E’, sì,  una riforma che si basa su dati “falsi” (come li ha definiti il consigliere avv. Vittorio Masci), cioè sull’analisi di realtà geografiche non rispondenti al vero oppure molto superficialmente accostate tra loro; ma è legge e solo adesso i parlamentari che l’hanno votata presentano improbabili emendamenti. 

Il caso di Sulmona è eclatante laddove si parla di livello “buono” di collegamenti con mezzi pubblici: a dicembre è stata chiusa la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone, cioè la linea che attraversa tutto il centro-Abruzzo da collegare all’Aquila non solo per celebrare i processi, ma per avere il “contatto con la giustizia per certificati, atti di volontà da certificare, etc.”.

Il sindaco Fabio Federico non dà per scontata la chiusura e guarda al futuro, che non potrà non considerare il diritto del centro-Abruzzo ad avere la giustizia e non soltanto l’ipotesi lontana (anche geograficamente) della giustizia: “perchè il nostro contributo al funzionamento dello Stato, nonostante le nostre crisi, lo diamo continuamente e abbiamo il diritto di esigere che lo Stato non si sottragga al suo dovere”.

Alla fine è stato approvato un documento: uno dei tanti, indubbiamente, uno di quelli generici che non scontentano nessuno e nel quale, purtroppo, non si riportano le sigle dei partiti che hanno voluto questa riforma.

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