
Un viadotto nei pressi di Bugnara
LOLLI E LA DEPUTATA NON AVEVANO FINITO DI PROVOCARE IL MINISTRO CHE UN PEZZO DI CEMENTO AL VIADOTTO A PRATOLA E’ FINITO QUASI ADDOSSO AI POLIZIOTTI – E DOVE ERANO QUANDO SI DOVEVA FARE MANUTENZIONE ORDINARIA?
18 OTTOBRE 2018 – “A/24 A/25, ultimatum al ministro Toninelli”; “Dall’Abruzzo una richiesta: non fomentiamo allarmismi”. I titoli di oggi non lesinano spazi e spessore dei caratteri. Sono quelli che una volta si chiamavano cubitali perché in tipografia le lettere stavano nei cubi e non nelle anguste custodie dei caratteri normali. Il senso è, comunque, chiaro: i politici di adesso stanno giocando una specie di “ola” per stuzzicare il ministro delle infrastrutture, che ha già fatto capire di voler passare a provvedimenti drastici. E vediamo la deputata Stefania Pezzopane che lo sfida, quasi a dire che vuol vedere se chiude l’autostrada, dopo aver fatto un sopralluogo a Bugnara ed aver riscontrato le condizioni più che drammatiche, quasi tragiche del maggior viadotto della Valle Peligna. E poi Giovanni Lolli, vice-presidente della giunta regionale (nella quale è stato cooptato perché di suo non avrebbe preso un voto se si fosse presentato): non ancora ripresosi dalla puntura di ragno, saltella per sottolineare che i soldi dei “Masterplan” non si toccano.
Poi, su questo mare di posizioni di sfida, viene la notizia che un pezzo di viadotto della A/25 a due passi dall’uscita di Pratola si è staccato, finendo vicino a due agenti della Polstrada che stavano sotto (perché proprio sotto passa la Tiburtina Valeria “dir”, che significa “diramazione“ rispetto alla Tiburtina che passa a Corfinio). Abbiamo scritto bene: un pezzo di cemento, insieme alle tracce di ruggine dei ferri che lo reggevano, si è staccato.
Che cosa vuol dire: che fino a quando il governo non pagherà i 192 milioni che vuole la “Strada dei Parchi” possiamo aspettarci che altri pezzi di viadotto cadano? E a questo punto la sig,ra Pezzopane e il Lolli tarantolato cosa diranno ancora in segno di sfida: “Vogliamo vedere se il ministro chiude pure la Tiburtina dir”, visto he comunque sotto il viadotto il traffico della strada da Pescara a Roma passa anche in caso di chiusura o non chiusura della A/25?
Questi campioni della sfida pensano che le strade in Abruzzo si debbano chiudere per costringere il ministero a pagare? Proprio loro che hanno fatto parte di un governo che non ha fatto niente per impedire che i viadotti arrivassero a questo punto di non ritorno? Le loro facce, che, al contrario dei ferri dei viadotti, non potranno mai arrugginire perché sotto fatte di bronzo, affronteranno a brutto muso il ministro Toninelli dopo essersi presentate tanto sorridenti e remissive, per non dare rogne al compagno di partito, D’Alfonso, presidente della Giunta regionale, che i viadotti li vedeva come li vedevamo noi e li vedeva la Strada dei Parchi? E li vedeva sgretolarsi e arrugginire? E adesso il ministro entrato in carica a giugno dovrebbe non solo riparare quello che non si è riparato per trent’anni, ma addirittura dall’oggi al domani garantire una sicurezza tale da poter evitare la chiusura di strade (che passano sotto) e autostrade (che passano sopra)?






