TONINELLI NON CHIUDE (E NON POTREBBE) LE AUTOSTRADE

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MA PEZZOPANE E LOLLI CONTINUANO A SEGUIRE LA STRANA STRATEGIA POLITICA DI FARE LE SCIMMIE DISPETTOSE PER PROVOCARE DECISIONI DISASTROSE (TANTO NON HANNO PIU’ NIENTE DA PERDERE)

Un tratto della A25

 18 OTTOBRE 2018 – “Il Ministero, il sottoscritto e lo Stato, a causa di una vecchia politica gestita dai cosiddetti “esperti”, non hanno il potere di chiudere alcun tratto autostradale. Abbiamo fatto fare una verifica straordinaria, mai fatta prima e scriveremo proprio oggi una lettera a “Strada dei Parchi”, nella quale diremo che debbono mettere in campo alcune verifiche e sono loro gli unici responsabili della sicurezza dei pendolari e più in generale di tutti gli utenti dell’autostrada. Quella concessione è scaduta nel 2013 e nessuno di coloro che mi hanno preceduto, i Lupi e i Del Rio, è stato in grado di rinegoziarla”.

Sono parole nette quelle del ministro delle infrastrutture Toninelli, che stamane parlava così con i cronisti davanti a Montecitorio ed anticipava la lettera che poi sarebbe giunta nel pomeriggio alla “Strada dei Parchi”.

Particolare attenzione” nella “regolamentazione del transito dei veicoli pesanti“, in particolare su 8 viadotti “che, come dimostrato nelle verifiche di sicurezza, inducono sollecitazioni critiche specialmente agli impalcati e alle solette“, sulla A24 e A25. È una delle 5 prescrizioni contenute nella relazione firmata dal dirigente del Mit, Placido Migliorino, e consegnata al ministro Danilo Toninelli, e alle quattro prefetture abruzzesi, rivolte alla concessionaria Strada dei Parchi. “È verosimile l’ipotesi che al primo maggio 2019 le autostrade A24 e A25 non saranno in regola“, con obbligo normativo di adeguare entro il 30 aprile 2019 le 54 gallerie, considerando che “l’esecuzione dei lavori non sia compatibile con il tempo residuo”. Per il dirigente Migliorino “dovranno essere individuati appropriati disposti legislativi che consentano di mantenere in esercizio l’infrastruttura. In caso contrario potrebbe essere necessario interdire le tratte interessate da queste gallerie“.

Il viadotto di San Cosimo sulla A25 all’epoca della costruzione 45 anni fa

Quindi occorre puntualizzare, rispetto a voci che circolavano in serata: il traffico pesante sulle autostrade abruzzesi non è sospeso. Lo sarà dal I maggio 2019 se “Strada dei Parchi” non provvederà a realizzare le opere di manutenzione che garantiranno la soglia minima di sicurezza. I tempi non sono lunghi, in particolare se si considera che per buona parte sono impegnati dalla stagione invernale. L’impresa appare ancora più impegnativa se si considerano le condizioni nelle quali i predecessori di Toninelli e lo stesso governatore della Regione Abruzzo (per solito abituato a parlare e strologare sui faraonici progetti di deviazione della A25 per evitare la Valle Peligna) hanno lasciato che si trovassero i viadotti, dai quali ieri e oggi si sono staccati pezzi di cemento, finiti sul parcheggio nei pressi dell’uscita di Pratola Peligna, sulla Tiburtina e sulla ferrovia Roma-Pescara che per questo è stata interrotta nel pomeriggio, dati i pericoli provenienti dal viadotto “Palazzo” in Comune di Bugnara (proprio quello che Toninelli ha visitato dieci giorni fa.

L’irresponsabile atteggiamento della deputata Stefania Pezzopane e del vice-presidente della giunta regionale Giovanni Lolli sembra dunque che non abbia smosso il Ministro delle infrastrutture, che non si è lasciato ingabbiare nella polemica davvero incomprensibile dei due politici del PD, destinati al declino, ma ancora seguiti e votati dal nocciolo duro dei comunisti infinocchiati dai democristiani e partecipi con questi del PD.

“Vediamo se il ministro chiuderà davvero l’autostrada” è l’idiozia peggiore che potevano escogitare i due personaggi, che non annoverano un’ora di lavoro nella loro vita e per i quali (al contrario dei pendolari, degli studenti che si debbono costruire una vita, dei cittadini tutti che sperano nelle risorse del turismo) la chiusura effettiva delle uniche vie di collegamento della regione può rappresentare solo una mossa di una partita a scacchi da giocare sulla pelle degli abruzzesi, nell’insano tentativo di veder precipitare l’economia regionale al solo scopo di rinfacciare il fallimento ai protagonisti di un faticoso tentativo di rinnovamento, riconosciuto valido e sostenuto dagli elettori non più di sette mesi fa. Le urne, per queste cariatidi del comunismo travestito da democrazia, hanno lo stesso valore che è stato loro attribuito dai regimi comunisti, guarda caso mai rinnegati.

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