INFIERIVANO SUI NEMICI SPEZZANDO GLI ARTI INFERIORI, MA AVEVANO UN SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
5 APRILE 2014 – Non erano granchè pietosi certi popoli italici, se ricerche archeologiche hanno consentito di acquisire come dato certo che alcune morti venivano somministrate da guerrieri che non si facevano scrupolo di fracassare gli arti inferiori dei nemici (Nella foto una fase del convegno sui popoli italici, svolto domenica 30 marzo nel teatro italo-argentino di Agnone).
Tutta questa civiltà, che sarebbe stata superiore a quella dei Romani, forse è da mettere un po’ in discussione. Ma proprio le ricerche di antropologia forense hanno consentito al prof. Luigi Capasso di verificare come, in caso di sinistri molto gravi, si applicassero cure che richiedevano la collaborazione di una struttura sociale avanzata. Per esempio, la frattura di un femore è documentata in molte sepolture: ma, nello stesso tempo, sono state trovate rudimentali protesi che certificano come quelle popolazioni potessero impegnare tempo e risorse per soccorrere, per curare e in qualche caso per guarire gli infortunati.
Questo e molto altro è emerso da una ponderosa relazione tenuta dal prof. Capasso, Ordinario di Antropologia alla “D’Annunzio” di Chieti, nel convegno sui popoli italici tenuto in Agnone e organizzato dal 2090 distretto Rotary.






