Polpetta avvelenata per famelici riformatori

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 LEGNINI SUGGERISCE L’UNIONE DEI COMUNI

2 MARZO 2014 – Narrano le cronache (“Il Centro” di oggi) che il sottosegretario sen. Giovanni Legnini, intervenendo ieri al convegno organizzato da “Ripensiamo il territorio per il Centro Abruzzo”, ha affermato che

“la riforma dell’aspetto istituzionale dell’Italia è iniziata con la trasformazione delle Province in enti sovra comunali di secondo grado. Ora con le nuove norme sulle unioni e fusioni dei Comuni, le città come Sulmona devono diventare protagoniste di questo passaggio”.

Fino alla prima parte si può essere limitatamente d’accordo: anzi proprio sul sito del Vaschione si sono letti interventi tesi a sottolineare che un ambito intermedio tra Regione e Comuni non potrà essere mai eliminato e sarebbe opportuno, semmai, eliminare le Regioni. Neanche tutta la premessa, peraltro, è vera: non è iniziata affatto la trasformazione delle province in enti sovra comunali, perchè giace in Parlamento la proposta di eliminazione delle province e neanche di tutte le province. Gli “enti sovracomunali” finora rimangono una mera ipotesi. Ma quando si va alla sostanza del discorso, quando cioè si esamina la prospettiva di dare a “città come Sulmona” il ruolo di promuovere l’unione o la fusione di comuni, si assapora tutto il veleno della polpetta.

Sulmona (e forse anche Avezzano e tutte le città appena più grandi dei paesi) dovrebbero svolgere il lavoro sporco di privare di identità i piccoli Comuni, con la prospettiva di crescere sul modello con il quale crebbe L’Aquila tra le due guerre riducendo a frazioni i Comuni come Paganica etc. Sulmona viene da un’altra civiltà, che è quella del reciproco rispetto e andare a suggerire a Pratola Peligna o a Castel di Sangro, ma anche a Pacentro o Raiano di perdere la loro identità non fa parte del costume. Sarà che anche per questo il capoluogo del centro-Abruzzo ha perso in parte il suo ruolo, ma la coerenza è un concetto molto più alto di qualsiasi strategia di potere. Sulmona non andrebbe mai a privare Pratola della sua banca, ma anzi la sostiene e la porta come un vessillo della propria economia; provarono dalla Banca Agricola a succhiare la linfa vitale delle energie e dei sacrifici pratolani, ma non rappresentavano Sulmona, anzi proprio il contrario, come si è visto quando qualcuno si è “prestato alla politica” da manager che (non) era e ha raccolto poche centinaia di voti (sugli approcci tra BAIS e Cassa Rurale v. “Perchè non si fusero trent’anni fa” nella sezione ECONOMIA di questo sito).

Così, la realtà piccolo-industriale di Raiano non transiterà sotto il nome di Sulmona solo per strategia di potere campanilistico. e le piste da sci saranno sempre di Roccaraso e di Rivisondoli, non già di Sulmona località Aremogna o Monte Pratello. Sarebbe interessante sentire se Legnini va a fare lo stesso discorso quando parla a Pratola, a Raiano o a Roccaraso; all’ombra del campanile di Sulmona può fare a meno di dispensare polpette avvelenate.