QUANDO “ANDARE A SULMONA” SOSTITUIRA’ L'”ANDARE A CANOSSA”

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ALLA SCOPERTA DI UN RUOLO NUOVO NELLA STORIA DELLA CHIESA

3 OTTOBRE 2016 – Anche a non voler considerare l’aspetto spiritualistico che lega Celestino V a Benedetto XVI, cioè questo loro rapporto con Sulmona prima di rinunciare al papato, si potrebbe almeno guardare al richiamo turistico di una città che, se proprio non si vuol considerare come il domicilio degli anti-papa, avrebbe un grosso fascino se evocata come tappa del percorso della rinuncia. Esiste il termine “andare a Canossa”, per esprimere l’ossequio verso l’autorità papale, il sottomettersi. Potrebbe essere promosso il motto “andare a Sulmona” per dire tornare alle origini della coerenza cristiana e per sottolineare il distacco dalle dinamiche della curia, degli ambienti saturi del Vaticano.

Ma niente: piuttosto che pensare in positivo per la valorizzazione della Sulmona in alternativa alla elezione della Cappella Sistina, si scrive e si titola su un presunto “flop” della inaugurazione della statua di Papa Ratzinger. Come se a uno che ha rinunciato alla più alta carica religiosa, al dogma della infallibilità, alla estetica dei palazzi vaticani, potesse importare un fico secco se all’inaugurazione della sua statua ci sono stati cento o centomila fedeli.