QUANDO UNA LINEA FERROVIARIA ARRETRA SE LA TECNOLOGIA AVANZA

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IL MINISTRO PARLA NELLE MARCHE PERCHE’ ABRUZZO INTENDA

3 LUGLIO 2022 – Il ministro delle infrastrutture e mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, è intervenuto a Pesaro al convegno “Dialoghi sul Piano di ripresa e resilienza” ed ha detto testualmente: “Pensiamo a un arretramento ragionevole, ragionato. Ma dico no a chi pensa a una linea ferroviaria Adriatica dritta, arretrata a 30 chilometri dalla costa, a congiungere Bologna a Lecce e che poi non capisco proprio a chi possa servire”. Prima dell’evento, il ministro ha sottolineato che il potenziamento dell’Adriatica, “corridoio chiave per l’Unione Europea” può portare disagi. Per questo si studieranno interventi “insieme alle Regioni interessate”, tenendo presente però che si tratta di una “linea di scorrimento delle merci in Italia e, con tutto l’investimento che si sta facendo sui porti del centro, del nord e del sud, non possiamo rischiare che diventi un collo di bottiglia”

Dell’idea di spostare l'”Adriatica” verso l’interno veniamo a sapere leggendo del parere contrario del ministro; non c’è traccia, nelle fonti d’informazione in Abruzzo, di tale ipotesi, tanto è vero che per averne un sentore di rimbalzo dobbiamo leggere quello che si fa nelle Marche. Prendendo il centimetro e facendo i rapporti su scala in una qualsiasi carta geografica, desumiamo che i trenta chilometri di “arretramento” coinciderebbero in un passaggio della linea ferroviaria adriatica in Valle Peligna, se dire questo non significa attirarsi le accuse di campanilismo; e se dirlo non significa sottolineare che a questo punto il nodo di collegamento tra quella linea e la trasversale Tirreno-Adriatico sarebbe Sulmona. Perchè si possa affrontare l’argomento escludendo coloriture fantascientifiche si debbono mettere le affermazioni del ministro in stretta relazione tra loro. E, per dirla in termini molto concreti al di là della faticosa costruzione logico-sintattica del ministro, si osserverà che costruire una linea ferroviaria di stile giapponese non si può sulla costa adriatica, perchè ormai è intasata da palazzi per civile abitazione, capannoni industriali, strade e relative opere strutturali. Il ministro si allontana dalla logica quando si chiede a chi servirebbe una linea arretrata di trenta chilometri dall’attuale percorso: servirebbe a quanti sono oppressi dalla presenza di una ferrovia e lo saranno di più se la ferrovia dovesse trasformarsi in linea ad alta velocità, cioè a milioni di persone che abitano sulla costa. E servirebbe a chi deve contare su un collegamento davvero veloce e moderno, cioè idoneo a spostare milioni di tonnellate di merci che debbono raggiungere porti e altri collegamenti ferroviari. Poi, da questo asse principale, si diramerebbero bretelle di collegamento con poli industriali o civili che non sarebbero attraversati da vagoni sfreccianti a 300 km/h, ma sarebbero raggiunti da adeguati e misurati tratti di ferrovie. Se a L’Aquila sentono che c’è un progetto di spostare la Adriatica di trenta chilometri chiederanno perchè non di sessanta e sosterranno che far passare l’Adriatica sotto… il Gran Sasso è un doveroso contributo per il rilancio della cittadina dopo il terremoto. Del resto, con la scusa del terremoto (perchè in alcuni casi è stata solo una scusa), si sono fatti costruire un “aeroporto internazionale” che hanno usato per un unico volo, quello inaugurale con il sindaco Cialente solitario passeggero ed hanno presentato il conto allo Stato (un paio di miliardi, pretesi da Pantalone).

Quindi, per non scadere nel patetico, non si dovrà rimettere mano al progetto che negli anni Ottanta girava a Sulmona, con il presunto “ammodernamento della dorsale appenninica che già esiste da Bologna a Metaponto (Taranto)” e che però prevedeva non solo la infernale galleria da Pettorano a Castel di Sangro, quanto anche lo sventramento di altre decine di montagne e colline . Si potrà considerare che una linea Adriatica che lambisca il Morrone sul versante est agevolerà molto lo sviluppo della Valle Peligna, con un punto di raccordo con la linea per Roma in corrispondenza di Torre de’ Passeri, cioè a poco più di venti chilometri dal polo industriale peligno. Una scelta del genere eviterebbe l’altra mostruosità della galleria di 13 chilometri da Popoli sotto al Morrone, magari consentendo di dirottare le risorse su altre, indispensabili gallerie nel tratto fra Sulmona e Avezzano. Ed eviterebbe, anche, il caos di contrapposizioni che il potenziamento della Roma-Pescara da Torre de’ Passeri a Pescara ha provocato nelle ultime settimane. Tanto più se si considera che a gestire tali contrasti c’è una classe dirigente abruzzese del tutto inadeguata: il presidente della giunta regionale, Marsilio, non ha trovato di meglio che salire sul treno per rendersi conto della situazione attuale (e si può capire, visto che è nato e cresciuto a Roma e dell’Abruzzo non conosce neppure i treni).

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