Ragazzi a scuola con passo felpato per evitare crolli

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DOPO L’IDEA DI TENERE VUOTI GLI ULTIMI PIANI DEGLI EDIFICI INSICURI

9 SETTEMBRE 2016 – Il Comune di Sulmona non potrà collocare gli studenti nei Moduli provvisori scolastici (i cosiddetti MUSP) perché costano troppo;

non farà in tempo ad aggiustare tutte le scuole perché sarebbe necessario un lungo iter burocratico e tecnico e prima finirebbero almeno dieci anni scolastici (visto che sette anni sono passati dal precedente terremoto); non può affrontare il giusto risentimento dei genitori che non vogliono sentir parlare di doppi turni per le lezioni.

Leggiamo, così, dal “Messaggero” di oggi che un progetto sarebbe quello di  mandare lo stesso  gli studenti nelle scuole che non rispondono agli indici di sicurezza, ma, al tempo stesso, di sgombrare i piani più alti perché questo accorgimento finirebbe per alleggerire le strutture; quindi, verrebbe da aggiungere, se viene un terremoto, sui ragazzi al pian terreno non cascano i ragazzi del piano superiore, ma solo le macerie del piano superiore.

Lo storico capogruppo del PCI al Comune, il prof. Carlo Autiero, diceva che una grande potenzialità della Cina risiedeva nel fatto che più di un miliardo di persone, se solo si fossero messe a battere i piedi tutti insieme, avrebbero provocato un terremoto. Con la stessa logica (ma con nessuna ironia) al Comune di Sulmona potrebbero accingersi anche a consigliare gli studenti di muoversi nelle scuole con passo felpato.

Ora, siccome sul terremoto non si scherza, dobbiamo sollevare anche il Comune e i suoi rappresentanti dalla facoltà di dire queste facezie e di non contare sul dato di fatto, ormai collaudato, che dopo un paio di mesi di terremoto non si parla più se non vengono altre scosse. Abbiamo già scritto che la responsabilità politica di chi ha escluso Sulmona dal cratere sismico del 2009 ricade su persone ben individuabili ed una di queste è Maurizio Scelli, allora deputato eletto con i voti dei Sulmonesi, che se ne vantò pure. Essendo scomparso dalla scena politica, della relativa responsabilità potrà infischiarsi in abbondanza.

Non fa parte solo della responsabilità politica, ma di un grave presupposto per individuare responsabilità amministrative e poi anche penali il non aver fatto niente dal 2009 al 24 agosto 2016 e dal 25 agosto 2016 in poi. La Regione Abruzzo sperpera per molti rivoli le cospicue risorse che la spremitura dei contribuenti assicura a questa frazione di Stato, senza nessuna equità fiscale e secondo principi dell’arraffare per rispondere a esigenze di cassa. Abbiamo saputo che 160 milioni dei Masterplan verranno sperperati per la superstrada “Fondovalle Sangro”. Si trovino a questo punto altri 160 milioni di euro (e subito) per mettere in sicurezza tutte le scuole che, nel cratere o fuori, hanno riportato danni non diciamo a Sulmona, ma in tutto l’Abruzzo, se del caso anche chiudendo i rubinetti a L’Aquila che, ha detto Cialente, ha già tutte le scuole in sicurezza.

Il sindaco di Sulmona, Anna Maria Casini, non vada con atteggiamento sommesso a parlare con Luciano D’Alfonso come ha fatto ieri l’altro per sentirsi dire che non ci sono soldi e quello che si può fare è solo chiedere attenzione a Renzi per il progetto “Casa Italia”, e l’assessore eletto a Sulmona, Andrea Gerosolimo, ponga come condizione essenziale alla sua permanenza in giunta e in maggioranza la destinazione di adeguati finanziamenti per mandare gli alunni in sicurezza senza doppi turni, senza aspettare i tempi della riparazione di tutti gli edifici e senza… camminare con passo felpato nelle scuole per evitare che crollino. 

Nella foto: un edificio danneggiato dal terremoto come si presenta in Via Francesco Pantaleo sette anni dopo