La parola d’ordine a L’Aquila era negare il rischio sismico

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Prefettura crollata

INQUIETANTE DOSSIER RISPOLVERATO DA GIUSTINO PARISSE

8 OTTOBRE 2016 – Di una coraggiosa analisi si rende autore Giustino Parisse, giornalista de “Il Centro”,

che, giunto alla quarta puntata di una inchiesta sull’allarme per il terremoto del 2009, pone senza mezzi termini la domanda: chi ha oscurato la ribalta su quel dossier del 2006, pubblicato nel sito della Regione e improvvisamente scomparso dopo il 6 aprile 2009? In questo riprende quanto denunciato, ancora su “Il Centro”, da Lorenzo Colantonio: “Il collega riuscì a visionarlo in maniera un po’ rocambolesca e analizzando alcune schede venne fuori che tutto quello che era accaduto a causa della scossa di magnitudo 6.3 il dossier Collabora lo aveva ampiamente previsto”.

Ma Giustino Parisse va oltre e accusa se stesso, insieme a molti altri giornalisti (ma è stupefacente che punti il dito su di sé, visto che ha perduto familiari strettissimi per quella scossa) “che hanno riempito le pagine locali con i problemi del traffico, della metro fantasma, delle baruffe di palazzo Margherita, dei destini di questo o quel sindaco, di profetti utopici da realizzare in una città fatta di burro, di inchieste sui ladri di polli e chi più ne ha più ne metta”.

E’ allarmante come una classe dirigente del capoluogo d’Abruzzo si sia trovata solidale (a qualunque orientamento politico appartenesse) nel negare la realtà della classificazione sismica più tenue per costruire palazzi più alti e conservare il ruolo di prima città d’Abruzzo. E’ inquietante come, passando sopra tutte le norme che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei palazzi pubblici, si sia di fatto costretto persone (studenti compresi) a recarsi e a vivere in una città insicura, a morire anche. Mentre Parisse si chiede a chi possa aver giovato che il dossier sia scomparso dal sito della Regione, accanto un altro articolo riferisce delle notizie riportate da un giornalista del “Messaggero”, Giancarlo De Risio, che nel 1997 riportava le affermazioni del direttore dell’Osservatorio geofisico dell’Aquila, Paolo Palangio. Questi disse “che L’Aquila sarebbe stata colpita da una scossa distruttiva entro il 2010”.

Si dovrà ancora per molto tacere sulla assurdità di ricostruire centinaia di palazzi su un territorio che amplifica le scosse sismiche? Forse sì, se si arriva a sottrarre i dossier e se i giornalisti si guardano dal compiere il proprio dovere, come è successo nel giorno della sentenza di primo grado sulla “Casa dello Studente”, quando solo Remo Croci si collegò in diretta con le reti Mediaset per leggere e riprendere con la telecamere il testo dell’assurda legge del 1962: Avezzano e Sulmona classificate in prima categoria sismica, L’Aquila in seconda, con tutto quello che consegue in termini di standard di sicurezza degli edifici.